Durante la lettura della perizia psichiatrica nella Corte d’Assise di Bologna, l’imputato Marin Jelenic ha dato in escandescenze: ha colpito con pugni e calci la gabbia di vetro, ha sputato e ha rivolto insulti alla sua legale, Marialuisa Marcucci. Il presidente Pasquale Liccardo ha disposto il rientro in carcere dell’uomo.
Le tensioni sono esplose mentre il perito della Corte, Domenico Berardi, riferiva il suo accertamento. Jelenic ha definito il procedimento “un processo politico” e ha sostenuto che “l’Italia è un Paese mafioso”, rivolgendosi anche contro le guardie. Dopo gli insulti, l’avvocata Marcucci ha chiesto di essere dispensata dall’incarico; la richiesta è stata verbalizzata ma il presidente Liccardo ha osservato che il comportamento offensivo non costituisce motivo per l’esonero.
Berardi ha concluso che Jelenic era capace di intendere e di volere il 5 gennaio, giorno dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, e che oggi è in grado di stare in giudizio. Il perito ha raccontato che, alla visita, il detenuto si era mostrato lucido, orientato, coerente e in controllo della situazione; non sono emersi deliri, allucinazioni o depressioni. Le cartelle cliniche di Brescia e Bologna, ha aggiunto, riportano lo stesso quadro: assenza di psicopatologie. È stato rilevato però un consumo consistente di alcol e sostanze, e al momento del fatto era presente «una quantità di alcol importante nel sangue».
Il consulente della Procura, Stefano Ferracuti, ha concordato sulla capacità di stare in giudizio e ha evidenziato una «dimensione sadica», indicando che Jelenic manifesterebbe piacere nell’imporsi e nel dominare gli altri. Ferracuti ha inoltre collegato l’abitudine all’alcol a crisi aggressive e violente.
Il pubblico ministero Michele Martorelli contesta le aggravanti dei motivi abietti e del fatto commesso vicino a una stazione; il movente non è ancora chiarito. La vittima, Alessandro Ambrosio, aveva 34 anni ed è stato colpito con una coltellata alla schiena nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna il 5 gennaio.
Jelenic, 36 anni, croato senza fissa dimora, era stato arrestato la sera dell’Epifania a Desenzano sul Garda. In aula erano presenti i genitori della vittima, Luigi e Lisa Ambrosio, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Simone Sabattini, insieme alla fidanzata della vittima e ad altri familiari.