Cyberattacchi, sabotaggi e raid: tensione alta mentre si chiude il voto per la Duma. Washington firma nuove sanzioni e via libera a missili per Kiev

La chiusura del voto per la Duma di Stato si è svolta oggi in un clima di forte tensione, tra attacchi informatici, tentativi di sabotaggio delle infrastrutture e raid con droni.

Nella notte tra venerdì e sabato la piattaforma elettorale di Mosca è stata colpita da quello che Ella Panfilova, capo della Commissione elettorale centrale, ha definito «un potente attacco informatico». Panfilova ha precisato che gli attacchi sono proseguiti anche ieri, senza tuttavia impedire il funzionamento del voto elettronico.

Nell’Estremo Oriente russo le autorità hanno segnalato un «tentativo di sabotaggio» contro una linea in fibra ottica, episodio che ha provocato problemi alla connessione internet. In un comunicato ufficiale si è indicato che l’azione mirava a «impedire il corso delle elezioni», ma sarebbe fallita.

A questi incidenti si sono aggiunti centinaia di droni ucraini che, sempre nella notte tra venerdì e sabato, hanno attaccato obiettivi in Russia senza tuttavia infliggere danni.

Sul piano politico interno, le elezioni si concludono con poche sorprese: Russia Unita dovrebbe mantenere la maggioranza nella camera bassa del Parlamento. Il partito Jabloko, unico a chiedere un cessate il fuoco immediato in Ucraina, è stato escluso dalla competizione, lasciando limitati strumenti di protesta agli oppositori all’invasione.

Tra le iniziative dell’opposizione, l’appello «Mezzogiorno per una Russia pacifica» dell’ex prigioniero politico e oppositore in esilio Ilya Yashin invita i russi contrari alla guerra a votare oggi a mezzogiorno in segno di protesta. Yashin, che si trova a New York, aveva programmato un viaggio a Yerevan per unirsi ai sostenitori, ma ha annullato la partenza dopo essere stato avvertito di «rischi per la propria sicurezza». Su Telegram ha scritto: «Non posso rivelare i dettagli, ma si tratta di una minaccia alla mia incolumità fisica».

Sul fronte estero, il presidente americano Donald Trump ha firmato venerdì una legge che impone nuove sanzioni alla Russia con l’obiettivo di fermare la guerra in Ucraina. Le misure, promosse dal Congresso, colpiscono i settori russi dell’energia e della difesa e riguardano anche alti funzionari del governo di Vladimir Putin. La legge prevede inoltre la possibilità per il presidente di applicare dazi fino al 100% sui principali acquirenti di gas e petrolio russi.

In un messaggio su X, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato Trump e il Congresso, ricordando la necessità di attuare rapidamente le disposizioni della nuova normativa.

Sempre nella serata di venerdì il Dipartimento di Stato americano ha approvato la possibile vendita all’Ucraina di sistemi antiaerei, comprensivi di missili, modifiche ai sistemi di lancio e radar anti-drone, per un valore complessivo di 2,68 miliardi di dollari. L’operazione sarà finanziata attraverso fondi europei e altri stanziamenti della precedente amministrazione statunitense e, secondo il comunicato, «rafforzerà la capacità dell’Ucraina di far fronte alle minacce attuali e future» senza avere ripercussioni negative sulla prontezza difensiva degli Stati Uniti.

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