Dal palco del Lincoln Financial Field di Philadelphia Ed Sheeran ha rotto il silenzio sulla crisi a Gaza, definendo la situazione «ingiustificabile» e rispondendo alle polemiche nate dopo l’esclusione del rapper Macklemore dal suo tour.
La controversia è scoppiata il 5 settembre in New Jersey, quando Macklemore aveva gridato «Free Palestine» dall’apertura del concerto. I proprietari degli stadi hanno contestato quella presa di posizione e il rapper è stato poi escluso dalle date statunitensi del Loop Tour. Sheeran ha negato di essere responsabile della decisione, attribuendola al promoter, e ha detto di aver tentato «di costruire un ponte» parlandosi a lungo con le venue.
La vicenda ha avuto conseguenze immediate: quattro artisti di supporto hanno lasciato la tournée. Tra chi ha rinunciato ci sono la band che accompagna Sheeran e Finneas, mentre Macklemore era stato inizialmente sostituito dalla band danese Lukas Graham e dal cantante irlandese Aaron Rowe, che poi hanno rinunciato in solidarietà al rapper. Sul sito ufficiale, per la data di Philadelphia, non risultavano sostituti e la scaletta non era stata resa nota.
All’esterno dello stadio era prevista una manifestazione pro-Palestina e la polizia ha annunciato «un’adeguata presenza delle forze dell’ordine» per garantire la sicurezza di pubblico, dipendenti e residenti. Sul mercato secondario dei biglietti, secondo TicketData, i tagliandi stavano cambiando mano con una certa accelerazione e il prezzo più economico è sceso da 123 a 67 dollari; Keith Pagello, fondatore del sito, ha però avvertito che il calo non è necessariamente legato alla controversia, perché i prezzi tendono a scendere avvicinandosi alla data.
Sul fronte delle donazioni, Macklemore ha annunciato una contribuzione di 1 milione di dollari per gli aiuti umanitari alla Palestina e ha invitato Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots, a fare lo stesso. Un portavoce di Kraft ha poi riferito che sia Kraft sia Sheeran hanno accettato di donare 2 milioni di dollari ciascuno, senza specificare i beneficiari; i rappresentanti di Sheeran non hanno risposto alle successive richieste di commento.
Il caso mette in luce il dilemma tra musica e politica: Sheeran ha ribadito di non voler trasformare il proprio lavoro in «una piattaforma politica» e ha affermato di non essere «complice» di quanto avviene a Gaza, pur riconoscendo di avere opinioni personali sul conflitto. Critici e sostenitori hanno però contestato il suo atteggiamento, con appelli al boicottaggio.
Nonostante le tensioni, il Loop Tour mantiene un peso economico rilevante: a maggio Pollstar lo indicava come la tournée con i maggiori incassi al mondo, con una media di oltre 7 milioni di dollari per città, mentre alla fine del 2025 Sheeran risultava il terzo artista live per guadagni dal 2021. Philadelphia è stata descritta dai media come un banco di prova: sul prato si gioca la possibilità di presentare un concerto da stadio come spazio «neutro», mentre davanti ai cancelli si misura quanto quella neutralità sia ormai parte del conflitto.
Sheeran ha comunque proseguito con lo spettacolo, in un clima segnato da proteste, annunciate donazioni dai destinatari non sempre chiariti e un pubblico diviso tra chi manifesta, chi compra all’ultimo minuto e chi cerca semplicemente di ascoltare la musica.