La tensione tra Stati Uniti e Iran continua a salire dopo una nuova ondata di attacchi e accuse reciproche, con il presidente americano Donald Trump che rilancia minacce di raid e Teheran che annuncia rappresaglie contro presunte installazioni militari statunitensi nella regione.
Secondo comunicati iraniani citati dalla tv di Stato, l’esercito di Teheran ha colpito sistemi di comunicazione, depositi e hangar nella base di Ahmad al-Jaber in Kuwait e nella base di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti. In altre valutazioni diffuse negli ultimi giorni si segnala che forze iraniane avrebbero preso di mira basi statunitensi anche in Iraq e nel Bahrain; funzionari americani, tuttavia, hanno detto ad Al Jazeera che «non sono state colpite» basi Usa negli attacchi.
Il vicepresidente Usa JD Vance ha reso noto che gli Stati Uniti stanno indagando su un attacco aereo che, secondo l’Iran, ha colpito una festa di nozze. Le autorità iraniane hanno riferito inizialmente di quattro morti e quasi 70 feriti, cifra aggiornata poi dalla tv di Stato a cinque vittime dopo il decesso di una giovane donna di 22 anni. Vance ha detto che Washington vuole «sapere cosa è successo» e che, in caso di errori, le forze armate americane trarranno insegnamento.
Il New York Times ha riferito che la bomba che avrebbe colpito la celebrazione a Kuhestak era di fabbricazione americana, citando l’analisi di un esperto su frammenti ripresi in video. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha respinto le accuse iraniane di avere intenzionalmente preso di mira civili, affermando di non colpire obiettivi non militari.
Sul fronte politico e retorico, il presidente Trump ha rilanciato messaggi di forte pressione su Teheran, rivendicando il controllo statunitense sullo Stretto di Hormuz e ipotizzando per provocazione di ribattezzarlo. Trump ha anche difeso la capacità di rifornimento di munizioni dell’esercito americano e ha attaccato chi sostiene il contrario.
Vance, inoltre, ha detto che gli Stati Uniti torneranno a negoziare con l’Iran solo se Teheran cesserà di prendere di mira navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Sempre il vicepresidente ha affermato che la Cina sarebbe stata disposta ad accogliere alcune richieste Usa volte a isolare finanziariamente l’Iran, suggerendo un possibile margine di collaborazione con Pechino su misure economiche.
La guerra di comunicati e le operazioni navali proseguono parallelamente: il Centcom ha reso noto di avere finora «reindirizzato» numerose navi mercantili e, secondo la Cnn, l’esercito americano ha scortato in una singola operazione 40 petroliere che trasportavano complessivamente 18 milioni di barili attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre in un altro aggiornamento Centcom aveva citato il reindirizzamento di 87 navi.
In ambito militare e burocratico emergono inoltre elementi di gestione interna: una email interna dell’Aeronautica, riportata dalla Cbs, indica che il Pentagono ha chiesto di non utilizzare più la denominazione «Operation Epic Fury», sostituendola con una formula più generica per le operazioni nell’area del Centcom.
Il bilancio umano e materiale degli scontri resta al centro delle preoccupazioni. Il ministero della Salute iraniano ha riferito che tra il 30 agosto e il 2 settembre gli attacchi statunitensi in Iran avrebbero provocato 18 morti e 142 feriti. Sul terreno diplomatico e di sicurezza, i timori di ulteriori escalation permangono, con ripercussioni sulla navigazione nel Golfo e sulle relazioni tra partner regionali e internazionali.