Arrestato il 43enne per la sparatoria al rave di Aarau: inquirenti parlano di problemi psichici

Un uomo di 43 anni è stato arrestato e posto sotto inchiesta per la sparatoria avvenuta durante un rave ad Aarau, in Svizzera, nella notte tra sabato e domenica. Nell’attacco è rimasta uccisa la 22enne italiana Maria Spinelli; sei persone sono rimaste ferite.

Secondo gli inquirenti, il presunto autore si è costituito alla polizia del Canton Giura e ha ammesso il reato, dichiarando di “soffrire di problemi di salute da tempo”. Dalle prime verifiche emerge che all’indagato sono attribuiti problemi psicologici e che è stata disposta una perizia psichiatrica.

I responsabili delle indagini hanno riferito che l’uomo, cittadino svizzero di 43 anni e residente nel Canton Giura, sarebbe giunto in auto e poi si sarebbe avvicinato a piedi all’area del rave. Con un fucile d’assalto avrebbe sparato circa 40 colpi verso i partecipanti, quindi sarebbe tornato verso il parcheggio.

Nel veicolo dell’arrestato sono state sequestrate tre armi da fuoco — una pistola e due fucili d’assalto AK‑74 — risultate registrate a suo nome. Le ipotesi di reato sono omicidio intenzionale, lesioni personali e violazione della legge sulle armi. Le autorità cantonali, tra cui il comandante Michael Leupold, hanno indicato che al momento non risultano altri complici né persone a conoscenza dei piani dell’indagato.

La vittima, Maria Spinelli, è stata colpita alla parte superiore del corpo da un proiettile che ha interessato organi vitali. I genitori della ragazza hanno effettuato il riconoscimento della salma nel primo pomeriggio del 1° settembre. In un aggiornamento degli investigatori si è precisato che i feriti sono sei e non cinque come indicato in un primo momento; due di loro sono italiani e hanno riportato lesioni lievi, venendo dimessi già nel pomeriggio.

Testimoni presenti al rave hanno raccontato che i primi scoppi, intorno alle 2.30 mentre la musica era terminata e la folla si stava dirigendo verso l’uscita, erano stati presi per fuochi d’artificio. In molti hanno cercato riparo; un partecipante ha dichiarato di aver tentato invano di rianimare Maria con un massaggio cardiaco.

Dopo la conferma dell’arresto, il legale della famiglia paterna di Maria

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