Alluvione in Nepal: 675 vittime, circa 3.000 dispersi. Il fango ostacola i soccorsi

Il bilancio dell’alluvione-lampo che ha colpito la regione himalayana è salito a 675 morti, a quattro giorni dal disastro. Le autorità locali segnalano inoltre almeno 3.000 persone disperse mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso.

Le aree con il maggior numero di vittime sono Rasuwa (13), Dhading (49), Gorkha (54), Nawalparasi East (158), Nuwakot (49), Chitwan (248), Tanahun (31) e Nawalparasi West (65), secondo l’aggiornamento della polizia.

L’esercito nepalese ha reso noto che finora sono state soccorse 2.850 persone. Di queste, 2.650 sono state evacuate per via aerea — tra cui 216 cittadini stranieri — mentre altre 200 sono state tratte in salvo via terra. Sono impiegati circa 8.300 militari nelle aree colpite.

Il portavoce delle forze armate, Raja Ram Basnet, ha spiegato che le operazioni incontrano grandi difficoltà: spessi strati di fango e persone intrappolate nei tunnel di montagna ostacolano gli interventi. Il fango, ha aggiunto, complica le manovre di atterraggio e decollo dei quattordici elicotteri di soccorso attualmente operativi nelle zone tra cui Temure, Syabrubesi e Mailung.

Secondo il ministro degli Esteri Shisir Khanal, la ricostruzione delle regioni devastate dallo scioglimento di un ghiacciaio costerà miliardi di dollari. Khanal ha detto che il Nepal farà prima un bilancio e poi pianificherà gli interventi, sottolineando la necessità di assistenza internazionale per il salvataggio delle persone ancora intrappolate e per l’identificazione e la conservazione dei corpi.

Il governo nepalese ha già richiesto aiuti esteri in ambiti specializzati e tecnici nei quali non dispone di competenze, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso, secondo quanto riportato dal Guardian. Khanal ha inoltre chiesto a India e Cina la fornitura di ponti Bailey per ripristinare i trasporti e le comunicazioni: almeno venti ponti sono stati distrutti dal disastro.

Il Vaticano ha inviato un contributo economico per le necessità più urgenti della popolazione colpita. Il sostegno è destinato a Caritas Nepal per fornire cibo, generi di prima necessità e spazi di accoglienza. Il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, l’arcivescovo Luis Marín de San Martín, ha definito l’intervento “un primo aiuto” del Santo Padre per le urgenze primarie.

Infine, sono rientrati in Italia i due turisti bresciani rimasti bloccati: Massimo Lombardi e Giovanni Fassini sono partiti da Kathmandu e sono atterrati all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo).

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