Alluvione al confine Nepal-Tibet: 675 morti, 3.000 dispersi e tre italiani irreperibili

Una vasta ondata di alluvioni e frane nel settore himalayano al confine tra Nepal e Tibet ha provocato almeno 675 vittime in Nepal; le autorità cinesi hanno comunicato altri 7 morti in Tibet. Le ricerche per ritrovare le persone scomparse proseguono in condizioni difficili: sono 3.000 gli irreperibili, tra i quali oltre 500 stranieri e tre cittadini italiani.

I feriti accertati sono oltre 1.545. La polizia nepalese segnala che Chitwan è il distretto più colpito con 178 morti; seguono Nawalparasi Est con 110, Gorkha 44, Nuwakot 37, Dhading 33, Tanahun 28, Nawalparasi Ovest 27 e Rasuwa 12. La maggior parte dei feriti si trova a Nuwakot (898), Rasuwa (644) e Dhading (3); oltre 80 persone ricevono cure nei centri ospedalieri della Valle di Kathmandu.

Nel distretto di Rasuwa i soccorritori affrontano la complessa situazione del cantiere della diga idroelettrica di Trishuli, dove oltre cento operai risultano intrappolati in una galleria a causa della piena del fiume Bhotekoshi. Il portavoce dell’esercito, Raja Ram Basnet, ha dichiarato che due elicotteri sono stati inviati per le operazioni, ma individuare gli ingressi della galleria rimane molto difficile. Sul posto sono già stati evacuati 350 operai e residenti locali, in condizioni rese molto rischiose dal maltempo e dalle inondazioni.

Il governo di Kathmandu ha ribadito di non voler accogliere squadre straniere per le operazioni di ricerca e soccorso generali, pur ammettendo la necessità di assistenza internazionale in settori tecnici specializzati. Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha spiegato di aver richiesto aiuti per il salvataggio delle persone intrappolate in tunnel, il ripristino di infrastrutture e vie di comunicazione dove sono stati distrutti ponti, l’identificazione dei cadaveri, test del Dna e conservazione delle salme per periodi prolungati. A India e Cina Kathmandu ha chiesto ponti Bailey e prefabbricati per ripristinare rapidamente trasporti e comunicazioni nelle aree colpite, dove sono stati spazzati via almeno venti ponti.

Il governo nepalese prevede che i lavori di ricostruzione e riabilitazione saranno molto onerosi: il ministro Khanal ha stimato che “la ricostruzione potrebbero costare miliardi di dollari”.

L’Italia ha attivato una risposta consolare per i connazionali scomparsi: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che una equipe dell’unità di crisi del ministero è arrivata a Katmandu e che dall’ambasciata a Nuova Delhi sono giunti il console e un alto funzionario per cercare di fornire risposte alle famiglie. Tajani ha aggiunto che al momento “non abbiamo ancora loro notizie” e ha definito la situazione drammatica, con il rischio di ulteriori alluvioni.

Le condizioni meteorologiche avverse continuano a ostacolare i soccorsi e complicano le operazioni di ricerca nelle zone montane e vallive colpite dal disastro.

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