Mladic è morto: il generale condannato per il massacro di Srebrenica aveva 84 anni

Ratko Mladic, il generale serbo-bosniaco condannato per il massacro di Srebrenica, è morto all’età di 84 anni in un ospedale penitenziario all’Aja. La sua condanna all’ergastolo era arrivata nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per i crimini commessi durante le guerre balcaniche.

L’episodio più emblematico che ha segnato la memoria collettiva è la scena ripresa dalle telecamere in cui Mladic accarezza la testa di un bambino biondo e promette ai civili che sarebbero stati risparmiati, poche ore prima dell’ordine che ha portato all’uccisione sistematica di circa 8.000 musulmani bosniaci, in larga parte uomini e ragazzi.

L’11 luglio 1995, alla guida dell’esercito dell’autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia, Mladic entrò nell’enclave di Srebrenica, protetta dai caschi blu. Le forze serbe non incontrarono resistenza e, nelle settimane successive, diedero esecuzione al piano che avrebbe portato al genocidio.

Tra le vittime ci fu anche il padre del bambino biondo, a cui Mladic aveva regalato una tavoletta di cioccolato; i resti dell’uomo furono ritrovati molti anni dopo in una fossa comune. Dopo il massacro, i responsabili procedettero a riesumare numerosi corpi e a seppellirli nuovamente in altre fosse nel tentativo di nascondere le prove.

Mladic, accusato e poi soprannominato il “macellaio di Bosnia”, aveva trascorso 16 anni in latitanza prima di essere assicurato alla giustizia. Davanti ai giudici dell’Aja fu riconosciuto colpevole di crimini di guerra e genocidio; la sua figura è stata descritta come quella di uno stratega senza scrupoli, capace di sorridere e stringere mani mentre dirigeva la sua macchina da guerra.

Il dolore lasciato dalle sue azioni permane. Emir Suljagic, direttore del memoriale di Srebrenica, ha sintetizzato la ferita raccontando che le persone da lui mandate a morte “non hanno avuto la possibilità di invecchiare”.

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