Crollo di un ghiacciaio scatenA un’onda di fango tra Nepal e Tibet: bilanci in continuo aggiornamento

Una massa di ghiaccio e detriti precipitata dalle alte valli himalayane ha prodotto un’onda di fango che ha travolto insediamenti al confine tra Nepal e Tibet, provocando un bilancio delle vittime e dei dispersi in continuo aggiornamento e gravi danni alle infrastrutture.

Le indagini sismiche e le immagini satellitari indicano che non si è trattato di un terremoto, ma del collasso di un grande blocco di ghiaccio e roccia. L’USGS e l’INGV hanno ricondotto il segnale registrato alle forti vibrazioni generate dalla frana-glaciale e dalla successiva colata di detriti, che ha momentaneamente ostruito corsi d’acqua e liberato un’imponente ondata verso valle.

I numeri forniti dalle autorità sono cambiati più volte nel corso delle ore. L’USGS ha parlato inizialmente di almeno 160 morti; la polizia nepalese e le agenzie locali hanno poi comunicato cifre via via più alte: dati ufficiali variano da 157 a 165 vittime nelle prime rilevazioni, per salire fino a 270, 332, 362 e, nelle comunicazioni più recenti, 392 morti segnalati dall’Afp. I dispersi sono conteggiati in centinaia: le autorità nepalesi hanno segnalato numeri come 823-826 persone irrintracciabili, mentre le autorità cinesi hanno indicato 558 dispersi nel Tibet, di cui circa 260 stranieri.

Le prime ricostruzioni geologiche, basate su immagini satellitari, stimano che il distacco abbia coinvolto una massa di ghiaccio dell’ordine di almeno 10 milioni di metri cubi, a cui si sarebbe aggiunto materiale roccioso trascinato lungo la discesa. Il geologo Giovanni Crosta ha fornito dati sulle dimensioni della porzione di ghiacciaio interessata — centinaia di metri in larghezza e lunghezza, con spessori nell’ordine delle decine di metri — e sulla caduta per oltre un chilometro che ha generato una valanga di grandi proporzioni.

L’INGV ha spiegato che il collasso ha ostruito temporaneamente il fiume Lhende Khola, e che il cedimento della diga naturale formatasi ha liberato la violenta colata di acqua, fango e detriti. Il segnale sismico associato all’evento è stato inizialmente classificato come magnitudo 4,4 e successivamente valutato equivalente a un sisma di magnitudo 5,2 per l’energia liberata dalla frana.

Le autorità locali e gli organismi internazionali hanno lanciato l’allarme per il rischio di una seconda ondata: il Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle zone montane (ICIMOD)

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