ROMA, 24 agosto 2026 — Dieci anni dopo il terremoto che colpì il Centro Italia, il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha celebrato la messa nell’area Sae di Pescara del Tronto ad Arquata del Tronto e ha rivolto un appello concreto alle istituzioni e alla comunità.
Zuppi ha ricordato che la tragedia iniziò «quella notte» ma continua a manifestarsi nella solitudine, nello spaesamento e nel distacco forzato dalle comunità. Ha osservato che il percorso di ricostruzione è ancora lungo, ma che esiste un futuro da costruire: «Rinascere».
Dal palco della celebrazione il cardinale ha chiesto «non promesse, ma lavoro», sottolineando l’importanza dell’impegno di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità, e richiamando la forza della solidarietà che consolò nei giorni immediatamente successivi al sisma.
Nel suo intervento Zuppi ha affrontato anche il tema della distruzione: ha parlato del mistero dell’azione distruttrice del terremoto, le cui conseguenze non terminano con l’ultima scossa, e ha definito insopportabile la diffusione di una cultura della potenza che rovina la convivenza, scatena violenza e conduce alla guerra.
Il presidente della Cei ha inoltre distinto la conoscenza delle conseguenze del male causato dal terremoto dalla chiarezza delle responsabilità e delle complicità che alimentano la guerra, e ha richiamato la comunità alla domanda di rinascita nata dai minuti drammatici segnati dalle pietre, che sono state ricordate la scorsa notte.
Concludendo, Zuppi ha sottolineato l’urgenza di curare le ferite provocate dal sisma affinché ricevano la necessaria attenzione e assistenza.