Il ministero dell’Interno ha disposto il fermo amministrativo per 45 giorni e una sanzione di 7.500 euro a carico della Sea‑Watch 5, nave battente bandiera tedesca. Il provvedimento, ha scritto il ministro Matteo Piantedosi sul suo profilo X, è motivato dal mancato rispetto degli obblighi di legge durante le operazioni in mare.
Piantedosi ha definito l’episodio “una grave violazione della normativa” e ha ricordato che le attività di soccorso devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ONG.
La ong tedesca ha replicato con una nota in cui rivendica il salvataggio. Sea‑Watch afferma che la nave è stata fermata con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche e conferma che, il 13 agosto, dopo aver soccorso sei persone in acque internazionali, ha informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi ma non il centro di coordinamento libico.
Nella sua nota l’equipaggio ha definito il centro di coordinamento libico “un’autorità fantoccio” e denuncia che, poco dopo il soccorso, uomini legati ai trafficanti avrebbero puntato un fucile contro la nave intimando di allontanarsi dal loro presunto “territorio”. L’ong poi ha chiesto se siano queste le autorità cui si riferisce il ministro.
Durissimo il commento politico: Cristina Almici, deputata di Fratelli d’Italia, ha attaccato l’ong, dichiarando che “Sea‑Watch ha passato ogni limite” e definendo vergognoso insinuare che il governo collabori con criminali e trafficanti. Almici ha invitato la ong a presentare ricorso se ritiene illegittimo il provvedimento, e ha difeso l’azione del governo evocando, come risultato, una diminuzione degli sbarchi nel 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La deputata ha ribadito che salvare vite in mare è un dovere, ma ha sottolineato che va rispettata la legge e che lo Stato non può essere messo in discussione dalle organizzazioni non governative.