Gli Stati Uniti avrebbero informato alcuni Paesi arabi del Golfo di prepararsi a una possibile offensiva militare, breve ma intensa, contro l’Iran pianificata dopo le elezioni di metà mandato negli Usa. L’informazione è riportata dal Wall Street Journal, che cita fonti coinvolte nelle discussioni.
Come segnale operativo, il quotidiano indica il trasferimento di una batteria di missili Patriot dal Texas verso la regione e la ridislocazione di truppe da basi ritenute potenzialmente esposte a ritorsioni. Questi movimenti sono stati interpretati come indizi dei preparativi congiunti di Stati Uniti e Israele per una nuova fase di confronto con Teheran.
Interpellata, la Casa Bianca ha rifiutato di commentare «piani militari sensibili, la cui esistenza è tutta da verificare», ribadendo tuttavia che il presidente Donald Trump «mantiene tutte le opzioni sul tavolo» per evitare che l’Iran possa dotarsi di un’arma nucleare.
Sul fronte diplomatico e tecnico, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha chiesto a Teheran di riprendere la cooperazione con l’organismo e di consentire le ispezioni alle strutture nucleari per chiarire questioni pendenti. L’Aiea ha reso noto di non poter verificare il materiale precedentemente dichiarato, compresi circa 440 chilogrammi di uranio precedentemente arricchito al 60%, a causa di accessi limitati o bloccati.
Da parte sua, l’Iran continua a negare l’intenzione di sviluppare armi nucleari e difende il carattere civile del proprio programma; il rappresentante iraniano Amir Saeid Iravani ha criticato il Consiglio di Sicurezza accusandolo di applicare criteri doppi nelle pressioni sulla non proliferazione.
L’escalation regionale si è manifestata anche con episodi sul terreno: la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto un missile balistico lanciato dai ribelli Houthi diretto verso la città di Taif. Pochi istanti prima la Protezione Civile saudita aveva emesso allerte di rischio per le province di Gedda e Yanbu, per poi comunicare che la minaccia era rientrata.
In un altro episodio, la polizia serba ha riferito che un aggressore non identificato ha assalito con coltelli una guardia davanti all’ambasciata di Israele a Belgrado ed è stato ucciso poco dopo mezzanotte. Il ministro dell’Interno Ivica Dacic ha definito l’episodio un “attacco terroristico”, ha elevato il livello di allerta al massimo e ha rafforzato la presenza delle forze dell’ordine nei punti chiave. Secondo la ricostruzione ufficiale, l’autore, un minorenne non ancora identificato, avrebbe gridato «Allahu Akbar» e aggredito un membro della Gendarmeria con due coltelli; il Gendarme ha neutralizzato l’aggressore per legittima difesa ed è rimasto leggermente ferito.
Infine, durante un comizio a Corpus Christi, in Texas, il presidente Trump ha difeso le scelte militari compiute contro l’Iran, confermando che, se fosse chiamato a rifare quelle decisioni, lo rifarebbe, definendo l’azione come «una delle cose più grandi che abbia mai fatto».