Venezia 83, l’Ucraina protesta per la presenza di “Dau” in concorso

18 agosto 2026 — L’Ucraina ha formalizzato una protesta contro l’inserimento nel programma della Mostra del cinema di Venezia del film sperimentale Dau, diretto dal regista Ilya Khrzhanovsky e selezionato tra i titoli in concorso della 83ª edizione.

In una nota congiunta, il ministero degli Esteri e il ministero della Cultura di Kiev contestano la partecipazione del progetto, richiamando i legami passati del film con finanziamenti russi e denunciando il messaggio che, a loro avviso, la presenza sulla vetrina veneziana potrebbe trasmettere in un momento di guerra in Ucraina.

Dau è il risultato di un lavoro ventennale iniziato nel 2006 e definito dal direttore della Mostra Alberto Barbera un progetto unico, frutto di un lungo esperimento artistico. Khrzhanovsky, regista dissidente che ha lasciato la Russia e ha cittadinanze britannica, tedesca e israeliana, rinunciò a quella russa dopo l’invasione ordinata da Putin. Barbera ha raccontato in conferenza stampa che il regista ha ricreato nel sud dell’Ucraina un istituto di ricerca dell’epoca tardo-trentenne, dove le riprese e le attività del progetto si sono svolte nel corso di vent’anni.

Nel catalogo della Mostra il film è indicato come produzione tedesca e finanziato da fondi svedesi e francesi; non vengono menzionati i finanziamenti russi che risalgono a una fase precedente del progetto. Kiev contesta anche la rappresentazione della città di Kharkiv, dove Dau fu girato tra il 2008 e il 2011: secondo la nota, la città è mostrata esclusivamente attraverso una lente sovietica, senza riguardo per la sua storia e identità.

La protesta cita inoltre la presenza, nel cast, del direttore d’orchestra Teodor Currentzis, indicato da alcuni media ucraini come destinatario di cittadinanza russa concessa da Vladimir Putin e beneficiario di finanziamenti da banche e istituzioni culturali statali russe soggette a sanzioni. Tra i finanziatori del progetto, in una fase precedente, figura l’imprenditore russo Sergei Adoniev, che risulta sanzionato da Stati Uniti e Ucraina e che aveva fornito fondi anche al film precedente del regista, Dau. Natasha, presentato alla Berlinale 2019.

Il progetto Dau ha avuto un carattere multimediale e sperimentale sin dall’origine. Ideato da Sergei Adoniev e Ilya Khrzhanovsky per rievocare la vita in Unione Sovietica tra il 1938 e il 1968 nel Lev Landau Institute, nel 2009 fu costruito a Kharkiv un set di 12.000 metri quadrati dove centinaia di persone — attori, comparse, tecnici e maestranze — vissero per tre anni in una routine continuativa. Dall’enorme quantità di materiale girato, circa 700 ore, nacquero mostre, installazioni e diversi film, tra cui Dau. Natasha, che alla Berlinale ricevette un riconoscimento per la fotografia assegnato a Jurgens Jurges.

Nel corso degli anni l’istituto ricreato a Kharkiv è stato visitato da figure del mondo dell’arte e della scienza, tra cui Marina Abramovic, Romeo Castellucci e il premio Nobel per la fisica David Gross; lo scrittore Gianluigi Ricuperati ne ha tratto ispirazione per il romanzo Est (2018). Parte del progetto si è trasformata anche in installazioni presentate a Parigi al Théâtre de la Ville, al Théâtre du Châtelet e al Centre Pompidou.

Nella nota congiunta i due ministeri sottolineano di non chiedere la censura della cultura o degli artisti, ma invitano la Mostra di Venezia e la comunità culturale internazionale a riconoscere l’uso della cultura come strumento della “guerra ibrida” condotta dalla Russia e a non considerare automaticamente neutri progetti sostenuti dal Cremlino. Al momento la Biennale non ha rilasciato commenti sulla protesta.

La polemica su Dau si inserisce in un contesto più ampio che ha interessato anche la Biennale Arte, con la riapertura del Padiglione russo e le critiche rivolte – in occasione della presentazione del programma cinematografico – alla decisione della Commissione europea di togliere due milioni di finanziamento alla Mostra. Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, aveva espresso parole dure verso tale scelta durante la conferenza stampa di presentazione.

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