Una tregua umanitaria è entrata in vigore a Oleshky per permettere l’evacuazione dei civili: la sospensione delle ostilità è prevista fino a domenica alle 23. L’iniziativa, sostenuta anche da Papa e attori internazionali, è stata descritta come frutto di numerosi incontri diplomatici.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che un vertice tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sarà organizzato “molto presto”, auspicando progressi nei negoziati per porre fine al conflitto.
Sul fronte ucraino il presidente Volodymyr Zelensky ha affermato che la Russia cerca un accordo con la Nato per ridisegnare l’assetto di sicurezza europeo, presentando tali richieste come “garanzie di sicurezza” nel contesto delle trattative in corso. Zelensky ha anche denunciato che, solo nelle due settimane a partire dal 14 ottobre, sono stati lanciati oltre 100 missili balistici contro Kiev e la sua regione, segnalando ritardi nelle forniture e nelle consegne di sistemi di difesa aerea; ha espresso però ringraziamento ai partner che stanno fornendo sostegno tempestivo.
La tregua a Oleshky è stata commentata dal cardinale Matteo Zuppi, che ha parlato da Assisi di segnali incoraggianti e della necessità di rafforzare la strada verso la pace, citando l’importanza di trasformare accordi simili in regole permanenti. Zuppi, inviato papale per la crisi umanitaria, ha ricordato anche gli incontri con prigionieri di guerra, alcuni senza notizie dai familiari da anni, rilevando il comune desiderio di tornare a casa.
Le tensioni diplomatiche in Europa si sono riaccese dopo una telefonata di circa novanta minuti fra il presidente finlandese Alexander Stubb, il premier norvegese Jonas Gahr Støre e il presidente russo Vladimir Putin, definita dai due leader nordici “franca e sostanziale” e incentrata anche sulla libertà di navigazione nel Mar Baltico. L’iniziativa, non concordata con tutte le capitali, ha suscitato perplessità a Copenaghen, dove la premier Mette Frederiksen ha espresso scetticismo sull’utilità della mossa. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha intanto affermato che non sono emersi elementi nuovi.
A livello europeo Roma ha ribadito che l’Unione non può muoversi in ordine sparso e ha chiesto di individuare al più presto una personalità con un mandato chiaro per condurre i negoziati; fonti di Palazzo Chigi hanno inoltre giudicato il formato E3 (Germania, Francia e Gran Bretagna) ormai “superato” e “morto”. La Commissione Europea mantiene invece una linea basata su una geometria variabile di formati e livelli.
Sul piano militare, durante la notte sono ripresi gli attacchi. A Kharkiv un raid aereo russo ha centrato un grattacielo residenziale: si registrano feriti e persone rimaste intrappolate, con i soccorsi al lavoro. In un altro episodio, un edificio colpito dai droni a Kharkiv è andato a fuoco e fra i feriti è stato segnalato anche un bambino di 4 anni.
Fonti russe su Telegram e un canale di monitoraggio ucraino, Exilenova Plus, hanno riferito che nella notte le forze ucraine avrebbero condotto attacchi contro impianti collegati al complesso militare‑industriale russo nella regione di Lipetsk; sono state segnalate esplosioni e incendi, e un rogo nell’area dell’impianto metallurgico di Novolipetsk dopo l’attivazione delle difese aeree.
La situazione sul campo resta quindi fatta di aperture umanitarie limitate, scambi di accuse tra le parti e un’intensa attività diplomatica che provoca divisioni anche all’interno dell’Unione europea, mentre proseguono i bombardamenti e gli sforzi per consentire evacuazioni e assistenza ai civili.