Una donna di 57 anni, Maria Vittoria Carbone, è stata trovata morta in un appartamento di Tito, in provincia di Potenza, con un grave trauma al volto. L’episodio è avvenuto il 21 agosto 2026: i carabinieri del Nucleo investigativo hanno arrestato in flagranza il figlio trentunenne, Giampiero Santamaria, che durante l’interrogatorio ha confessato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna, residente a Vaglio, si era recata a Tito per far visita al figlio, che abita in un appartamento adiacente a quello del padre, dall’ex marito dal quale era divorziata da tempo. I militari e il pm Francesco Russo hanno sentito l’ex marito, che viveva nell’alloggio accanto ed è stato il primo a lanciare l’allarme, oltre a familiari, amici e vicini di casa.
La Procura, diretta dal procuratore Camillo Falvo, parla di “solido quadro probatorio” e indica che il delitto si è consumato “all’interno delle mura domestiche” al termine di una violenta lite tra madre e figlio. Gli investigatori ritengono che il grave trauma facciale subito dalla vittima sia compatibile con un omicidio.
Fonti investigative precisano che il figlio era seguito da tempo presso il centro di igiene mentale del capoluogo lucano. Le indagini, coordinate dalla Procura, proseguono per chiarire dinamica e responsabilità.
Il sindaco di Tito, Fabio Laurino, ha definito l’accaduto una tragedia per la comunità, esprimendo cordoglio per i familiari e sollecitando una riflessione sulla necessità di riconoscere e affrontare situazioni di disagio e fragilità che possono manifestarsi in ambito familiare. Anche il Garante regionale per le Vittime di reato ha espresso vicinanza alla famiglia e alla comunità, auspicando che le indagini facciano piena chiarezza e ribadendo fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine.