Riforma del Codice della strada: assicurazione italiana o autorizzata per i veicoli con targa estera

Il governo ha inserito nel testo-base della riforma del Codice della strada una stretta sulle immatricolazioni estere usate per aggirare i costi italiani delle auto. La proposta, ancora non legge, è stata inviata dal ministero dei Trasporti alle associazioni di settore per osservazioni fino al 13 settembre; il testo definitivo è atteso al governo entro il 14 ottobre.

La norma in esame stabilisce che per i veicoli con targa estera iscritti al Registro dei veicoli esteri l’obbligo assicurativo potrà essere assolto tramite una compagnia italiana oppure attraverso un’impresa straniera autorizzata a operare sull’Rc auto in Italia. Non si vietano dunque le targhe straniere, ma si punta a colpire le immatricolazioni all’estero finalizzate principalmente a ridurre tasse e premi assicurativi.

Il meccanismo noto come “esterovestizione” riguarda in particolare la Polonia ed è molto diffuso in Campania. Secondo la ricostruzione, il veicolo viene radiato al Pubblico Registro Automobili, formalmente esportato e intestato in Polonia a nome di una società estera; la stessa auto viene poi concessa in noleggio o in uso al precedente proprietario italiano, che continua a utilizzarla con targa e assicurazione polacche.

Sul web sono presenti società che offrono questo servizio, prospettando risparmi elevati su assicurazione, bollo e altri oneri. Alcuni siti pubblicizzano pacchetti comprensivi di immatricolazione polacca, assicurazione e iscrizione al Reve con Rc base di poche centinaia di euro; va precisato che tali cifre e percentuali sono indicate dalle stesse società e non si tratta di risparmi certificati.

L’operazione non è automaticamente illegale: dal 2022 la legge consente a un residente italiano di usare un veicolo intestato a un soggetto estero. Tuttavia, se la disponibilità del mezzo supera i 30 giorni nell’arco dell’anno, anche non consecutivi, il veicolo deve essere registrato al Registro dei veicoli esteri e a bordo deve esserci il documento che attesta il titolo di utilizzo, ad esempio un contratto di noleggio o di comodato. La criticità si verifica quando l’intestazione estera è fittizia o quando vengono meno assicurazione, revisione o altri requisiti di legge.

A sollevare la questione sono stati gli assicuratori polacchi: l’ufficio polacco degli assicuratori automobilistici (Pbuk) ha definito il fenomeno “proceder włoski” e segnala che nel 2025 in Italia si sono verificati oltre 11mila incidenti con veicoli immatricolati in Polonia, di cui circa 1.300 riguardavano mezzi privi di copertura assicurativa valida. Per questi casi il Pbuk sostiene di aver sostenuto esborsi pari a 18,4 milioni di zloty, oltre 4 milioni di euro, e ha avviato azioni legali in Italia e in Polonia per recuperare le somme pagate. L’organismo ha chiesto inoltre al governo di Varsavia regole più rigorose sulle immatricolazioni e sulle revisioni, denunciando anche vetture registrate in Polonia senza essere mai state fisicamente nel Paese.

Una prima misura restrittiva è già operativa: con una circolare del 13 agosto il ministero dell’Interno ha informato prefetture, questure e forze dell’ordine della possibilità di utilizzare i portali delle autorità polacche per verificare i dati dei veicoli immatricolati in Polonia. Questo consente controlli più rapidi sulla corrispondenza dei dati e, soprattutto, sulla copertura assicurativa durante le verifiche stradali, superando una delle principali difficoltà del sistema attuale.

La riforma, se approvata nei termini proposti, non impedirà la circolazione delle auto regolarmente immatricolate all’estero nei casi consentiti dalla legge, ma intende colpire i casi in cui la targa estera esiste solo sulla carta e il mezzo è utilizzato stabilmente in Italia per evadere oneri fiscali, assicurativi o per ostacolare la riscossione di sanzioni.

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