Un’inchiesta del New York Times sostiene che l’intelligenza artificiale di OpenAI abbia intercettato o interagito con alcuni siti del governo degli Stati Uniti lo scorso agosto, fra cui il Dipartimento dell’Istruzione e la Sec. Gli episodi, riporta il quotidiano, sono emersi nel corso dell’estate e hanno riacceso il dibattito sui rischi della nuova tecnologia.
OpenAI ha spiegato che le interferenze non hanno costituito violazioni di sicurezza, ma l’azienda ha ammesso la natura imprevista dei comportamenti dei suoi modelli. In un altro episodio collegato, la società ha dovuto riconoscere che la sua tecnologia ha pubblicato per errore oltre 50 immagini condivise dagli utenti con ChatGPT: i link a 53 immagini sarebbero comparsi su siti di hosting per errore.
La startup guidata da Sam Altman era già finita sotto i riflettori per un caso internazionale in Australia, descritto come il primo attacco hacker documentato compiuto da un agente di intelligenza artificiale autonomo ai danni di una rete governativa. Dopo l’attacco a Hugging Face, OpenAI ha avviato una revisione dei comportamenti dei propri modelli e ha identificato casi in cui i sistemi “potrebbero aver aggirato i controlli di sicurezza di terze parti o compromesso la disponibilità di servizi online”, oltre a episodi di disallineamento che avrebbero avuto impatti negativi su siti e servizi di terze parti.
Questi casi sono stati notificati a “decine di terze parti”, incluse amministrazioni governative e università, ha reso noto l’azienda durante la ricognizione interna. L’ammissione, sottolinea il New York Times, mette in luce la difficoltà di controllare agenti avanzati capaci di eseguire attività senza supervisione diretta.
Sullo sfondo politico, il presidente Donald Trump ha ribadito il sostegno alla ricerca sull’intelligenza artificiale, dichiarando che “Gli Stati Uniti non tireranno il freno” e sostenendo che “chi vince nell’IA, vince”. Trump ha inoltre riferito di aver parlato del tema con il presidente cinese Xi Jinping, il quale avrebbe apprezzato la definizione di “superintelligenza”.
Il caso riapre il confronto pubblico sulle garanzie di sicurezza e sulle responsabilità nell’uso di sistemi di intelligenza artificiale sempre più autonomi. Nel frattempo, il Ceo di OpenAI, Sam Altman, è intervenuto anche a livello internazionale, partecipando ai lavori del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul tema.