Rapper italiani divisi sugli scontri in piazza: da Marracash a Fedez posizioni a confronto

Il mondo del rap italiano è intervenuto nel dibattito sugli scontri che hanno coinvolto Milano e altre città d’Italia, esprimendo posizioni differenti che vanno dalla condanna del vandalismo al richiamo a comprendere le ragioni sociali alla base delle proteste.

Ad avviare la discussione è stato Marracash, che sui social ha scritto: “Con le buone non cambi le cose”. Il rapper della Barona ha poi risposto alle critiche ricevute, ammettendo di aspettarsi attacchi ma chiarendo di non aver mai inneggiato alla violenza. Per Marracash gli episodi di violenza sono la manifestazione di un fallimento sociale di cui si è tutti in parte responsabili; ha inoltre rifiutato la tesi secondo cui il successo economico annulli il diritto a intervenire sulle questioni di giustizia sociale. I like al suo post sono arrivati anche da Guè e Artie 5ive.

Sayf ha richiamato l’attenzione sulle cause profonde, chiedendo chi stia togliendo alle persone il diritto a un futuro dignitoso. L’artista, secondo classificato a Sanremo 2026 con il brano “Tu mi piaci tanto”, ha sottolineato la necessità di ascoltare le richieste dei giovani.

Ghali si è detto contento che le persone scendano in piazza e ha invitato a usare questo momento per parlare soprattutto di chi manifesta pacificamente, ponendo l’accento sulla ricerca di risposte e sulla voce del disagio sociale.

Nayt ha commentato che l’apparente benessere materiale ha reso borghesi anche i più poveri e che, se non si vede l’altro, l’altro alla fine “ti entrerà in casa per essere visto”, evidenziando il cumularsi di tensioni sociali.

Fedez ha spiegato di conoscere sia la frustrazione di chi vive in periferia con condizioni abitative e scolastiche scadenti sia l’adrenalina del possesso quando arrivano i soldi. Per questo, secondo il cantante, le vetrine del centro sono diventate un bersaglio simbolico: rappresentano ciò che a molti ragazzi è precluso. Fedez ha anche osservato come artisti e personaggi pubblici contribuiscano a promuovere quel modello di successo attraverso sfilate, post e oggetti di lusso.

Luchè ha scelto di pubblicare il suo pezzo “Se non ci fosse la rabbia”, contenente versi che mettono in scena conflitto e divisione. Nerone ha distinto tra “milioni di persone” che protestano pacificamente e un gruppo limitato di minorenni — circa 400, secondo il suo intervento — che hanno compiuto atti di saccheggio e danneggiamento, definendoli con toni duri.

Nel complesso, la reazione del rap italiano mescola condanna per il vandalismo con richiami alla necessità di ascoltare il disagio sociale e di affrontare le diseguaglianze che, secondo molti artisti, alimentano la protesta.

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