Un’intervista andata in onda su Rai2 ha riacceso il dibattito sul ruolo del servizio pubblico e sui rischi del cosiddetto outing forzato. Nel corso della trasmissione BellaMà Pierluigi Diaco ha chiesto ad Alberto Ravagnani: “Sei attratto dagli uomini o dalle donne?”, una domanda che, secondo l’editorialista Marco Crepaldi, è stata percepita da molti come un’aggressione.
Nel suo editoriale pubblicato su Today il 6 novembre 2026 alle 06:32, Crepaldi sottolinea come forzare una persona a esporsi sulla propria sessualità possa avere pesanti conseguenze sulla salute mentale. Dal punto di vista clinico, scrive l’autore, un coming out imposto può provocare un trauma profondo e un disturbo da stress post-traumatico, soprattutto se avviene in un contesto percepito come ostile.
Secondo l’editoriale, la Rai — in quanto televisione pubblica — avrebbe invece il dovere di sensibilizzare e prevenire tali effetti, ma in questo caso ha fallito, assumendo “il ruolo del carnefice”. Crepaldi mette inoltre in luce una percezione diffusa del mezzo televisivo: in tv una bestemmia viene spesso giudicata più grave di espressioni razziste, sessiste o omofobe. Online, invece, la differenza sarebbe invertita: le piattaforme di intrattenimento sarebbero più sensibili alle discriminazioni di genere, etniche e legate all’orientamento sessuale, mentre tollererebbero più facilmente esternazioni blasfeme, come commenti su Instagram o video su YouTube in cui influencer insultano Dio durante una diretta di gioco.
L’editoriale interpreta anche il tono delle domande di Diaco come segnali di rancore verso l’ex prete. La scelta di Ravagnani di lasciare il sacerdozio e di renderla pubblica, prosegue Crepaldi, non sarebbe stata gradita da alcuni e avrebbe esposto l’ex religioso a critiche verso la Chiesa. Resta ignoto, aggiunge l’autore, se Ravagnani abbia cercato visibilità o vantaggi economici dalla vicenda; quello che è certo, secondo Crepaldi, è che la sua scelta andrebbe rispettata, così come la sua eventuale volontà di non esporsi sulla propria sessualità, nonostante alcuni contenuti pubblicati sui suoi profili social lascino intendere che questo aspetto abbia influito sulla sua scelta.
L’editoriale segnala infine come, in un’Italia sempre più secolarizzata, Ravagnani sia percepito come una figura “a rischio” da screditare: la necessità di renderlo ridicolo e respingente sarebbe emersa non solo nell’intervista di BellaMà ma anche, sostiene Crepaldi, nell’ostilità mostrata da Barbara D’Urso durante Ballando con le Stelle. Per l’autore, tuttavia, non è questo il compito di un servizio pubblico che, in quanto televisione nazionale, ha il dovere di rappresentare un pensiero laico.