I prezzi dell’energia continuano a salire: il petrolio avanza dell’1,40% e supera i 98,3 dollari al barile, con un incremento del 34% rispetto al 1° luglio, mentre il gas registra i massimi dall’inizio del 2023 toccando i 75 euro al megawattora.
A pesare sul rialzo sono i crescenti timori legati agli attacchi reciproci alle petroliere tra Iran e Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. Secondo Goldman Sachs, se gli episodi dovessero intensificarsi il prezzo del greggio potrebbe arrivare fino a 120 dollari al barile.
L’avanzata delle materie prime tiene le piazze finanziarie in cautela: Milano cede lo 0,20%, Francoforte lo 0,16%, Parigi lo 0,11%, mentre Londra resta invariata. Oltre oceano i futures mostrano un andamento misto, con il future sull’S&P500 in calo dello 0,20% e quello sul Nasdaq in progresso dello 0,10%.
In Asia prevalgono i ribassi dopo il forte rimbalzo di ieri: Tokyo perde l’1,69% e Seul lo 0,58%. Hong Kong è leggermente negativa, Shanghai leggermente positiva. I dati sul commercio estero cinese pubblicati oggi segnano ad agosto esportazioni in aumento del 25% su base annua e importazioni in crescita del 28%; il saldo commerciale è salito di circa 7 miliardi di dollari.
Tra i titoli italiani, Telecom Italia guadagna il 2,38% dopo che Poste Italiane ha aumentato l’offerta pubblica di acquisto su Tim aggiungendo una componente in contanti di 0,30 euro, portando l’offerta complessiva a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni azione Tim conferita.
Unicredit scende dello 0,56% nonostante il via libera della Bce all’applicazione della cosiddetta regola contabile del “Danish compromise”, che consente di ponderare le partecipazioni assicurative in funzione del rischio anziché dedurle totalmente dal patrimonio: l’adozione di questa regola migliorerà il requisito patrimoniale principale, il Cet1, di 0,52 punti percentuali.