Osnato: il fondo pensioni non è la riforma della Fornero, servirà a categorie fragili

ROMA — Il fondo previsto nella manovra sulle pensioni “non è la riforma della Fornero”, ma può risultare utile per “categorie specifiche”, soprattutto lavoratori di settori usuranti o situazioni critiche. Lo ha detto Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, commentando le misure contenute nel provvedimento.

Osnato ha frenato sull’ipotesi di una nuova Quota 100 promossa dalla Lega e ha sottolineato che il limite previsto è quello stabilito dalla norma. Ha aggiunto che l’onorevole Durigon sta svolgendo “un lavoro serio” che sarà poi esaminato in Parlamento e ha invitato a non fare processi alle intenzioni rispetto al testo scritto da Giorgetti.

Sulla misura sostenuta dalla Lega, Matteo Salvini ha ribadito la difesa degli stanziamenti: 850 milioni all’anno per tre anni, finalizzati a consentire uscite anticipate a 64 anni. Osnato ha escluso una battaglia sui nomi delle misure — definendo non determinante l’etichetta, ma l’effetto sulle persone — e ha detto che se alcuni lavoratori trarranno beneficio ne sarà contento.

Sul versante economico e fiscale, Osnato ha rivendicato le scelte del governo su scuola e flat tax. Ha spiegato che la riduzione dell’Irpef è prevista per un anno, mentre l’ampliamento della flat tax è concepito come misura permanente, già testata con risultati positivi in termini di certezza delle entrate. Ha ricordato poi che molte misure fiscali adottate in questi quattro anni — circa 30 miliardi di tagli alle tasse — sono nate in forma sperimentale e poi confermate.

Al riguardo del sostegno ai giovani, Osnato ha richiamato la creazione della “dote” di 100 euro l’anno per i neonati e ha ricordato che ai giovani destinano il 2% della manovra, con incentivi della durata di un anno. Inoltre, citando stime di alcuni analisti, ha menzionato un possibile incremento dei consumi di circa un miliardo dovuto alla manovra.

Sulle pensioni, ha respinto l’idea che le misure costituiscano una “stangata”, affermando che la rivalutazione è stata mantenuta al 100% per assegni fino a quattro volte il minimo e che l’obiettivo è tutelare redditi e pensioni più bassi chiedendo invece un contributo a chi ha di più. Nei conti indicati dalla domanda giornalistica figuravano tagli pari a 14 miliardi in dieci anni e 50 miliardi al 2036, ricondotti alla necessità di rientrare da una procedura d’infrazione. Osnato ha detto che si valuterà l’impatto sui trattamenti più bassi, pur ricordando misure introdotte come i 300 euro per spese sanitarie non riconosciute dal Servizio sanitario nazionale.

Sulla sanità ha invitato a evitare posizioni ideologiche: “L’importante è che le persone riescano a curarsi”, ha detto, sottolineando che non conta se il servizio sia erogato da strutture pubbliche o private, ma che l’obiettivo sia aumentare le opportunità di cura. Ha indicato come esempi le esperienze di Lombardia e Veneto, dove ha parlato di competizione virtuosa tra sistemi.

Riguardo alla scuola, Osnato ha detto che il testo sarà esaminato ma ha ribadito che l’istruzione resta una priorità: nei quattro anni precedenti, ha ricordato, ci sono state assunzioni e stabilizzazioni, anche per i docenti di sostegno. Sull’ipotesi di tagli, il riferimento presente nel dibattito è a 7.000 posti.

Infine, sull’iter parlamentare della manovra, Osnato ha commentato l’esistenza di una dotazione di 120 milioni per emendare il provvedimento e si è detto contrario agli emendamenti troppo “localistici”. Ha concluso affermando che saranno i gruppi parlamentari a decidere responsabilmente quali emendamenti sostenere.

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