Un presunto attacco israeliano ha colpito la zona di Nabatieh al-Fawqa domenica 6 settembre, ferendo due giornalisti e provocando la morte di 11 persone, tra cui due donne, ha riferito il ministero della Salute libanese.
Le immagini diffuse dal canale Al-Manar mostrano il corrispondente Ali Chbib mentre si abbassa a terra mentre si preparava ad andare in onda: lo schermo si è riempito di fiamme e detriti prima che il segnale venisse interrotto. Chbib e il cameraman Mohammad Berjawi sono rimasti feriti, ha riferito la stessa emittente, affiliata a Hezbollah.
Il ministero della Salute ha comunicato che nove delle 11 vittime sono state uccise in attacchi distinti a Nabatieh al-Fawqa. I ferimenti dei due giornalisti sono stati confermati dall’istituto sanitario.
L’esercito israeliano ha riconosciuto di essere al corrente delle notizie su un giornalista rimasto ferito vicino a quella che ha definito «un’infrastruttura terroristica», sottolineando che «l’IDF non prende di mira in nessuna circostanza persone non coinvolte o giornalisti» e che adotta misure per ridurre al minimo i danni collaterali.
In una dichiarazione pubblicata sul suo canale Telegram, l’IDF ha affermato di aver condotto raid nella zona di Nabatieh e di aver ucciso diversi combattenti di Hezbollah, indicando che gli attacchi sono avvenuti in risposta al lancio, avvenuto domenica, di droni esplosivi da parte del gruppo libanese.
Secondo l’esercito israeliano, gli obiettivi includevano depositi di armi e un centro di comando collocato in un edificio precedentemente usato come ospedale. L’IDF ha inoltre dichiarato di avere impiegato munizioni di precisione e sorveglianza aerea per contenere i danni alla popolazione civile.
Le tensioni in Libano restano alte: dopo il cessate il fuoco di giugno, che aveva ridotto la violenza, si registrano nuovamente attacchi sempre più intensi. L’esercito israeliano continua a occupare vaste aree del Libano meridionale e, secondo quanto riportato, a radere al suolo villaggi nella cosiddetta zona di sicurezza autoproclamata, con operazioni sia all’interno che a nord di essa, per lo più senza preavvisi di evacuazione.