19 agosto 2026 — Merck e Moderna hanno reso noti i risultati preliminari dello studio di fase 3 INTerpath-001: la combinazione di intismeran autogene, un vaccino mRNA personalizzato, con pembrolizumab (KEYTRUDA) ha raggiunto gli endpoint principali nei pazienti operati per melanoma in stadio da IIB a IV.
Il trial, condotto su 1.137 pazienti con melanoma cutaneo senza precedenti trattamenti sistemici, ha randomizzato i partecipanti in rapporto 2:1. La maggioranza ha ricevuto intismeran insieme a KEYTRUDA, mentre il gruppo di confronto ha ricevuto solo KEYTRUDA per circa un anno.
L’obiettivo primario, la sopravvivenza libera da recidiva, è stato raggiunto: la combinazione ha mostrato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante del rischio di recidiva rispetto a KEYTRUDA da solo. Anche l’obiettivo secondario, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza, è stato conseguito.
Intismeran autogene è costruito analizzando il tessuto tumorale asportato chirurgicamente per identificare fino a 34 alterazioni genetiche specifiche del singolo tumore. Sulla base di queste informazioni viene generata una molecola di mRNA che, una volta somministrata, insegna al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
Sul piano della sicurezza, il profilo del trattamento combinato è risultato coerente con quanto osservato nelle fasi precedenti, senza l’emergere di nuovi rischi. Lo studio proseguirà per valutare la sopravvivenza globale e la qualità di vita dei pazienti.
Questi dati ampliano i risultati di una sperimentazione precedente i cui dati a cinque anni, presentati nel 2026, avevano mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte e del 59% del rischio di metastasi a distanza o morte, sempre rispetto a KEYTRUDA usato da solo.
Il programma clinico INTerpath comprende in totale nove studi di fase 2 e 3 su diversi tumori, fra cui carcinoma polmonare non a piccole cellule, tumore della vescica e quello renale. Sono inoltre in corso sperimentazioni più preliminari su tumore del pancreas, dello stomaco e ulteriormente sul polmone.
L’annuncio ha avuto immediato riflesso sui mercati: poco dopo la comunicazione il titolo di Moderna ha registrato forti rialzi nel premercato a Wall Street, arrivando a salire del 96% a pochi minuti dall’apertura.
L’immunologo Sergio Abrignani ha commentato che i dati sono «estremamente positivi» ma ha avvertito sulle complessità logistiche: «non è un vaccino che trovi nell’armadietto del medico», ha detto, sottolineando come il melanoma sia fra i tumori “caldi” più sensibili all’immunoterapia e indicandone la sfida futura nell’estendere la tecnologia a tumori “freddi” come pancreas, glioblastoma e microcitoma.
Il melanoma resta una patologia con incidenza in aumento: nel 2022 sono stati registrati oltre 330.000 nuovi casi nel mondo. Negli Stati Uniti per il 2026 si stimano circa 112.000 nuove diagnosi e oltre 8.500 decessi. In Italia, secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), si contano ogni anno circa 12.900 nuovi casi; il melanoma è il secondo tumore più diffuso negli uomini e il terzo nelle donne sotto i 50 anni, con un aumento del tasso di diagnosi del 17% negli ultimi dieci anni.
Anche dopo un intervento chirurgico riuscito il rischio di recidiva resta significativo, specialmente nei primi due anni, e la maggior parte delle ricadute si manifesta come malattia metastatica. I dati completi dello studio saranno presentati a un congresso medico internazionale e condivisi con le autorità regolatorie in vista di una possibile richiesta di approvazione della combinazione per questo gruppo di pazienti.