Meloni in Senato: avvertimento sull’intesa Trump‑Putin sul gas, fermezza sul bilancio Ue e appello a un’azione europea coordinata

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto le sue comunicazioni al Senato, alla vigilia del Consiglio europeo in programma il 15 e 16 ottobre, concentrandosi soprattutto su competitività, costo dell’energia, il quadro finanziario Ue e la situazione in Ucraina.

Arrivata a Palazzo Madama alle 9:07, accolta dal presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier ha avviato il suo intervento intorno alle 9:13. Ha poi consegnato alla Camera il testo delle comunicazioni e, come previsto, riferirà al Quirinale verso le 13:30. Dopo la discussione in Senato, tornerà a Montecitorio alle 15:15.

Energia e competitività sono stati i temi centrali: Meloni ha chiesto una “risposta coordinata e rapida” da parte dell’Unione per contenere il peso dei costi energetici sulla competitività delle imprese, sottolineando che nessuno Stato può agire efficacemente da solo. Ha invitato Bruxelles a evitare norme che aggravino la crisi e ha avvertito che ogni aumento di costi imposto all’Europa è un vantaggio per i concorrenti globali.

Sull’accordo sul gas annunciato dagli Stati Uniti, la premier ha definito la scelta di Washington “molto rischiosa”, mettendo in rilievo il rischio di legittimazione per Mosca, nuove entrate finanziare per la guerra e un possibile indebolimento dell’efficacia delle sanzioni occidentali. Ha inoltre collegato l’impennata dei prezzi del carburante alla guerra in Iran più che al conflitto ucraino.

Sul bilancio Ue Meloni ha ribadito che l’Italia non firmerà un accordo non vantaggioso per il Paese: l’esecutivo pretende che il quadro finanziario non ridimensioni politiche chiave come la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Ha chiesto che l’introduzione di nuove risorse proprie non comporti nuove tasse e si è detta disponibile a discutere di un rimborso più graduale del Next Generation EU per non comprimere altre politiche.

In materia di sicurezza e immigrazione si è soffermata sui recenti eventi di Ceuta: ha motivato la decisione italiana di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne con la Spagna come scelta di sicurezza legittima e prevista dal codice di Schengen. Meloni ha ricordato che dall’entrata in vigore del codice, dal 2006 a oggi, gli Stati membri hanno fatto ricorso quasi 500 volte a questo strumento e che in oltre trenta casi i controlli hanno riguardato direttamente l’Italia; ha citato la Francia come esempio, che mantiene controlli alla frontiera con l’Italia da oltre dieci anni.

Sulla difesa ha respinto l’idea che l’aumento delle risorse per le forze armate sottragga fondi a sanità e scuola, affermando che le risorse non spese per la difesa non sarebbero automaticamente destinate ad altri capitoli. Ha precisato che l’Italia non è “guerrafondaia” come alcuni accusano.

Ampio spazio è stato dedicato all’Ucraina: Meloni ha denunciato la nuova campagna russa d’autunno, con attacchi mirati alla popolazione civile e alle infrastrutture energetiche, e ha ricordato che Mosca ha guadagnato poco terreno dall’inizio dell’anno. Ha sottolineato l’importanza di un’Europa che parli con una voce sola per non offrire vantaggi a chi intende dividerla.

Nel corso dell’intervento i senatori della maggioranza si sono alzati in piedi e hanno applaudito in vari passaggi; tra i senatori del Pd hanno applaudito Filippo Sensi, Walter Verini, Sandra Zampa e Pierferdinando Casini. Al termine delle comunicazioni Meloni ha lasciato il Senato intorno alle 10:10; La Russa ha definito il discorso molto chiaro e deciso, e si è detto soddisfatto nel vedere anche elementi dell’opposizione applaudire alcuni passaggi.

Le opposizioni presenteranno risoluzioni separate: il Movimento 5 Stelle ha cambiato la formulazione sulle armi a Kiev rispetto al passato, inserendo riferimenti al percorso “Nova” e concentrandosi sull’iniziativa diplomatica; il Pd, nella sua mozione, impegna invece l’esecutivo a garantire sostegno all’Ucraina con “tutte le forme di assistenza necessarie”, menzionando esplicitamente il sostegno militare nelle premesse.

Al termine delle dichiarazioni di voto e del voto sulle risoluzioni, Meloni prenderà la parola per la replica. Al momento risultano iscritti a intervenire 18 senatori.

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