Giorgia Meloni è intervenuta in Senato il 14 ottobre 2026 per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, concentrando il ragionamento su energia, bilancio comunitario e crisi internazionali.
Sulle bollette la premier ha chiesto misure urgenti per “bollette più leggere per famiglie e imprese” e ha sollecitato una revisione di regole europee che, pensate in un contesto diverso, rischiano oggi di aggravare gli effetti delle crisi in corso. Ha sottolineato che l’aumento dei costi energetici pesa sulla competitività delle imprese e che la decarbonizzazione non può tradursi in deindustrializzazione.
Meloni ha evidenziato le ripercussioni delle tensioni sulle rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento, che incidono sui prezzi dell’energia, dei carburanti e sui costi di trasporto e assicurazione. Per questo ha ricordato il lavoro italiano per raggiungere un accordo nell’ambito del G7 volto a rilasciare sui mercati un significativo quantitativo di carburante, anche per prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni che avrebbe impattato le economie europee.
Sul bilancio Ue la presidente del Consiglio ha definito la fase negoziale “la più delicata”, richiamando che la data indicata dalla presidenza irlandese per chiudere i lavori non può prevalere sul contenuto. Ha avvertito che l’Italia non firmerà accordi svantaggiosi e non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione, considerate essenziali per sicurezza alimentare e equilibrio territoriale.
Ribadendo la politica estera italiana, Meloni ha affermato: “La posizione dell’Italia non cambia: sostegno a Kiev e pressing nei confronti di Mosca”. Ha avvertito che la resa dell’Ucraina non porterebbe la pace ma l’occupazione di una nazione europea e il ritorno di un imperialismo di stampo sovietico, e ha insistito sulla necessità di una pace giusta e duratura.
Critica è giunta anche sull’intesa annunciata dall’amministrazione statunitense riguardo al gasolio russo: per la premier si tratta di una scelta “molto rischiosa” che potrebbe legittimare Mosca, fornire risorse per finanziare la guerra e indebolire l’efficacia delle sanzioni.
Meloni ha parlato anche del conflitto tra Hamas e Israele, sostenendo che la sicurezza di Israele non può essere messa in discussione e che è necessario mantenere canali di dialogo. Allo stesso tempo ha espresso preoccupazione per la presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza, per la pressione sulla popolazione in Cisgiordania e per gli insediamenti considerati illegali, opponendosi all’annessione e ai trasferimenti forzati.
Sul fronte migratorio la premier ha rivendicato risultati nei rimpatri, ringraziando il ministro Piantedosi e ricordando che quest’anno i rimpatri hanno raggiunto il livello più alto mai registrato nello stesso periodo. Ha affermato che chi entra illegalmente in Italia non può contare di restarci e ha evidenziato il ruolo della collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e con Algeria, Libia e Tunisia: negli ultimi due anni, circa 65.000 migranti sono tornati volontariamente nei loro Paesi d’origine prima di tentare di attraversare il Mediterraneo. Per far funzionare ulteriormente questo modello, ha sostenuto, serve la massima collaborazione possibile da parte dei Paesi terzi; quando la cooperazione manca, l’Europa deve usare diplomazia, cooperazione, commercio e visti, perché i rimpatri non possano essere considerati un capitolo separato.