Meloni al New York Times: «Pensavo sarebbe stato più facile con Trump». I due non si sentono da settimane

Giorgia Meloni si è raccontata in una lunga intervista al New York Times firmata da Roger Cohen, concessa nel suo ufficio a Roma. Il colloquio ripercorre la sua carriera politica e tocca temi internazionali, personali e ideologici, ma sono le osservazioni sul rapporto con Donald Trump a suscitare maggiore attenzione.

La premier ha detto di aver immaginato un rapporto più agevole con il presidente statunitense, visto il reciproco allineamento su immigrazione e sulla critica alla cultura “woke”, ma ha aggiunto che «le cose sono andate diversamente». Ha inoltre precisato che, per quanto importante, «l’unità dell’Occidente è fondamentale» e che la strategia italiana non viene decisa «in base ai miei rapporti personali».

Meloni ha detto che da settimane non si sente con Trump. Ricordando i mesi scorsi, la premier ha richiamato l’episodio di giugno, quando il presidente Usa aveva accusato l’Italia di essersi comportata «molto male» dopo il rifiuto di Roma di concedere l’uso delle basi per operazioni contro l’Iran, e aveva indicato la leader italiana tra gli alleati più duramente contestati. Alla domanda se i rapporti torneranno a normalizzarsi dopo l’estate, Meloni ha risposto con un laconicissimo: «Beh, vedremo».

L’intervista affronta anche la genesi politica e personale della premier. Meloni ha scherzato sull’ipotesi di una carriera teatrale — «Avrei dovuto fare teatro» — e si è detta sorpresa dal proprio percorso: «Non so come sia finita qui, ma ci sono finita». Ha raccontato di essere cresciuta con l’idea di «non valere nulla» e di essersi impegnata per dimostrare il contrario; ha aggiunto che non le piace che altri le impongano limiti e che un «no» la motiva.

Sul ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo la premier ha rifiutato l’idea di un Paese subordinato e ha evocato la necessità di una «rivoluzione dell’orgoglio». Il dialogo con Cohen è poi entrato nel tema del passato della destra italiana e del fascismo. Meloni ha osservato che, guardando la storia dall’oggi, il fenomeno appare in un certo modo, ma che se si fosse vissuto «nel bel mezzo di quegli eventi» la percezione sarebbe potuta essere diversa. Ha poi richiamato le violenze politiche del dopoguerra e degli anni di piombo: «Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo».

Sull’eredità politica, Meloni ha parlato di Giorgio Almirante: lo ha definito fonte di una lezione politica importante, quella per cui si può «combattere la propria battaglia con dignità anche partendo da una posizione iniziale molto marginale».

Il capitolo sul femminismo ha visto la premier criticare alcune battaglie del movimento, citando come esempi le quote di genere e le dispute linguistiche. Dal suo insediamento a Palazzo Chigi Meloni ha voluto essere definita «il presidente del Consiglio», spiegando che per lei la parità consiste nella possibilità di ricoprire la carica e non nell’uso di un titolo femminile. Alla domanda diretta se si definisca femminista, la leader non ha dato una risposta netta e ha sintetizzato: «Io sono Giorgia».

Infine, Meloni ha spiegato il successo del discorso diventato emblematico della sua immagine pubblica — «Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» — affermando che quelle parole hanno «toccato una corda sensibile» in milioni di persone, dando un nome semplice a una «ribellione emotiva».

Nel corso dell’intervista emergono anche elementi sul consolidamento del suo ruolo: la guida del governo che ella presiede si avvia a diventare «vicina a diventare il più longevo dell’Italia repubblicana», ricostruisce il New York Times.

ARTICOLI CORRELATI

Louis Dassilva, prima intervista in tv dopo l’assoluzione: “Mi sono sentito libero”

Louis Dassilva, assolto per l'omicidio di Pierina Paganelli, racconta a "Ore 14" su Rai2 il ritorno alla libertà dopo quasi due anni in carcere; la Procura ha impugnato il verdetto.

Prima traversata a nuoto del Canale d’Otranto: Spyros ce l’ha fatta dopo quasi 32 ore

Spyros Chrysikopoulos, 43 anni, ha nuotato da Othonoi a Santa Maria di Leuca: 91,4 km in 31 ore e 50 minuti, senza muta e senza soste. Impresa certificata.

Fine di un’epoca: nel 2026 nessun rovescio a una mano alle semifinali dei Major

Con la sconfitta di Tsitsipas agli Us Open il 2026 segna, per la prima volta in 150 anni e 524 edizioni, l'assenza di giocatori con il rovescio a una mano in semifinali.

A Venezia “L’estranea” di Paolo Strippoli: horror con Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi accolto con favore

Al Festival di Venezia "L'estranea" di Paolo Strippoli, horror con Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, è il terzo film italiano in concorso ed è stato bene accolto.