Un’indagine mensile di Lloyds su 1.200 imprese rivela che oltre la metà delle aziende del Regno Unito ha visto nascere nuovi ruoli professionali grazie all’intelligenza artificiale. Il 54% delle società coinvolte nel sondaggio attribuisce all’IA un contributo concreto nella creazione di posti di lavoro.
Lo studio, tuttavia, non chiarisce se questi nuovi ruoli siano stati accompagnati da eliminazioni di altre posizioni, lasciando aperta la questione dell’impatto netto sull’occupazione.
Nonostante i numeri positivi sul fronte delle assunzioni, permangono forti preoccupazioni sull’effetto della tecnologia, in particolare tra i giovani. Un rapporto dell’Ocse sottolinea che l’IA non sta provocando una riduzione generalizzata dell’occupazione nei Paesi membri, ma sta cambiando le competenze richieste e potrebbe rendere più difficile l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Anche le Nazioni Unite hanno evidenziato segnali di allarme: un rapporto pubblicato all’inizio del mese ha documentato un incremento della disoccupazione giovanile globale nel 2025 e ha rilevato timori diffusi tra i giovani per la possibile sostituzione delle posizioni di ingresso da parte delle nuove tecnologie.
Lo studio di Lloyds mette in luce inoltre che il 61% delle imprese britanniche utilizza già strumenti di intelligenza artificiale. La maggioranza degli intervistati ritiene che le aziende che non adotteranno l’IA rischiano di perdere competitività.
Per aggiornare le competenze della forza lavoro, il 58% delle imprese dice di prevedere un incremento degli investimenti nell’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi. Secondo la ricerca, la maggiore flessibilità, rapidità e riduzione dei costi offerta dall’IA costituiscono una crescente concorrenza per molti lavoratori impiegatizi, una sfida particolarmente rilevante per il Regno Unito, economia fortemente orientata ai servizi.