Gli studenti delle superiori hanno introdotto l’intelligenza artificiale nella routine di studio molto prima che la scuola ne mettesse a regime. Lo rileva l’Osservatorio “Giovani e Lavoro” di Skuola.net insieme a Gi‑Edu, che ha coinvolto 2.500 alunni sul finire dello scorso anno scolastico e ha diffuso i dati il 20 settembre 2026.
Il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato conclusa la fase sperimentale e ha promulgato linee guida per l’uso dell’IA nella didattica, stanziando oltre 200 milioni di euro, metà dei quali destinati alla formazione dei docenti. Tuttavia, nella pratica quotidiana sono gli studenti a muoversi più rapidamente: alle superiori 8 su 10 utilizzano regolarmente chatbot e strumenti di IA nello studio.
Soltanto l’18% degli studenti dichiara di non usare affatto i chatbot. Tra chi li adopera, il 21% li ha integrati nella routine quotidiana, il 37% li impiega regolarmente per materie specifiche e il 24% ricorre all’IA solo per affrontare situazioni particolarmente complesse. Nonostante l’uso diffuso, solo 1 studente su 6 ha ricevuto istruzioni ufficiali o formazione da parte della scuola su come usare questi strumenti in modo critico e costruttivo.
Gli studenti mostrano atteggiamenti di verifica: il 24% controlla sempre le fonti fornite dall’IA e un altro 30% lo fa molto spesso. Molti usano prompt strutturati (32%) o avviano una cascata di domande per affinare le risposte (55%). Resta però una minoranza che si affida alla prima risposta o delega interamente la scrittura: il 13% pone domande secche e accetta la prima risposta, un altro 13% delega completamente la produzione di testi e il 17% non verifica mai fonti e accuratezza.
Per due studenti su tre l’uso più frequente è chiedere spiegazioni semplificate di concetti complessi. Altri impieghi comuni sono la sintesi di testi per creare mappe o podcast (46%), la richiesta di spunti per elaborati (24%), piani di studio (10%) e esercitazioni sotto forma di quiz (32%). Non mancano utilizzi meno virtuosi: correggere testi prodotti autonomamente (22%), far svolgere i compiti al posto proprio (20%) o tradurre testi (17%).
Sui risultati scolastici l’impatto è limitato: soltanto il 24% dichiara voti migliori grazie all’IA, il 25% segnala risultati invariati e il 6% peggioramenti. Preoccupazioni sul piano delle competenze emergono però con forza: il 73% teme di perdere la capacità di fare le cose autonomamente a causa dell’uso smodato dell’IA e il 18% sostiene che ciò sia già avvenuto. Tra le contromisure adottate dagli studenti, il 28% affida all’IA solo compiti non impegnativi e il 13% limita l’uso per evitare dipendenza.
In classe l’IA resta una presenza episodica: solo il 7% degli studenti ha avuto l’opportunità di usarla spesso con diversi docenti, il 29% l’ha incontrata raramente e molti non l’hanno mai utilizzata in contesto scolastico. In circa il 22% dei casi i docenti hanno addirittura vietato l’uso. Quanto all’atteggiamento degli insegnanti, il 19% viene percepito come prevalentemente aperto, il 49% la tollera, il 12% finge di non vedere e il 20% minaccia sanzioni.
La mancanza di regole ufficiali è avvertita dalla metà degli studenti (50%), mentre per il 28% le indicazioni esistenti sono vaghe o confuse. Le richieste espresse dagli alunni sono chiare: formazione dei docenti (38%), inserimento dell’IA come disciplina trasversale in tutte le materie (20%), regole chiare sull’uso (20%) e accesso a modelli più evoluti a pagamento (7%). Solo 1 studente su 5 preferirebbe una scuola tradizionale senza assistenti artificiali.