Laura Morante a 70 anni: ricordi familiari, il “no” a Pasolini e il rapporto difficile con i produttori

Compie 70 anni il 21 agosto 2026 e sceglie di raccontarsi senza filtri in un’intervista a La Repubblica. Laura Morante ripercorre episodi privati e professionali che hanno segnato la sua vita, dalla famiglia alla carriera, mettendo in luce anche contraddizioni e difficoltà del mondo dello spettacolo.

Nata nel 1956 in provincia di Grosseto e cresciuta con sette fratelli, Morante ricorda l’infanzia e i gesti della madre che, davanti alla televisione, commentava la figura pubblica di Silvio Berlusconi con un lapidario “poverino”. La memoria familiare emerge come filo conduttore: fu sua zia Elsa a sconsigliare alla famiglia di accettare la proposta di Pier Paolo Pasolini per Il Decameron. Morante giudica giusta quella scelta: a suo avviso, sarebbe stata un’esperienza traumatica, perché all’epoca era troppo giovane.

La carriera artistica è raccontata anche attraverso gli attriti con chi deteneva il potere economico del cinema. Morante afferma di aver percorso la prima parte del suo percorso “malgrado” l’ostilità dei produttori, capaci di condizionare scelte e opportunità. A titolo di esempio ricorda la vicenda legata a Danza di sangue: John Malkovich la voleva nel cast ma i produttori opposero un rifiuto; un anno dopo il regista la richiamò e, per evitare contestazioni, fece inserire anche il suo nome nel contratto.

Sul fronte personale, l’attrice riassume i legami affettivi: tre matrimoni — con Daniele Costantini, Georges Claisse e Francesco Giammatteo — e tre figli, nati rispettivamente da ciascuna unione: Eugenia, Agnese e Stepan. Per il compleanno dichiara di non essere solita fare grandi feste: da bambina i compleanni non si festeggiavano, e anche ora raramente organizza celebrazioni; quest’anno ha trascorso la giornata con due dei suoi figli.

Morante affronta inoltre il tema dell’età nel cinema: osserva come i ruoli per le donne diminuiscano col passare degli anni, mentre gli uomini continuano a lavorare più a lungo. Sul proprio stato d’animo ammette sentimenti di rabbia e stanchezza; si è presa due settimane senza leggere i giornali per “far riposare l’anima”.

Non manca un accento sulla dimensione civile: si è impegnata per la liberazione di Julian Assange e ha espresso il proprio orrore per quanto sta accadendo a Gaza. Ritiene infine di aver dovuto lottare anche per affermarsi come regista donna, pur riconoscendo che qualcosa è cambiato rispetto al passato.

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