La sagoma dell’atleta di Taranto ha guidato l’apertura dei Giochi del Mediterraneo il 21 agosto 2026, imponendosi come simbolo di continuità tra l’antichità e l’evento sportivo contemporaneo. La riproduzione, priva di volto e senza nome, trae origine da una scoperta archeologica che ha restituito molte informazioni sulla sua vita agonistica e sul suo corpo.
La tomba fu riportata alla luce il 9 dicembre 1959 durante i lavori per le fondamenta di un edificio in via Genova 9, nel centro di Taranto. Nei resti funerari gli archeologi trovarono un alabastron e i frammenti di quattro anfore che indicano altrettante vittorie nel pentathlon dei giochi panatenaici di Atene.
Tre delle anfore sono state ricostruite e sono oggi esposte al MarTa insieme alla tomba; la quarta, quasi perduta, è stata recuperata in occasione della cerimonia, durante un momento animato dagli archeologi prima dell’apparizione della figura nello stadio Iacovone.
Dagli studi sui resti scheletrici emerge un profilo fisico preciso: un uomo morto intorno ai trent’anni, alto circa 1,70 m, con capelli ricci e scuri e muscolatura pronunciata. Gli esami hanno permesso anche di ricostruire il gruppo sanguigno e il regime alimentare — basato su cereali, frutta, pesce e carne — e, dalla qualità della sepoltura, lo status di atleta celebrato con onori nell’antichità.
Gli storici collocano la sua vita tra il 500 e il 480 a.C. e ritengono che le anfore rappresentino vittorie consecutive nel pentathlon, la prova che include salto in lungo, lancio del giavellotto, lotta, corsa e lancio del disco.
Per la cerimonia la sagoma è stata ideata da G2 Eventi in stretta collaborazione con il MarTa, che ha fornito indicazioni sui dettagli emersi dagli studi. Poco sopra la sua immagine, decine di droni hanno composto in volo le sequenze delle discipline panatenaiche; durante la parata, gli atleti hanno attraversato la scenografia passando sotto quello che è stato pensato come uno sguardo simbolico, un passaggio di testimone tra le generazioni sportive.
Non è la prima volta che l’atleta di Taranto è protagonista di un evento internazionale: la tomba e i reperti furono esposti anche a Pechino nell’agosto 2008, in occasione delle Olimpiadi. Il ritrovamento del 1959 ha inoltre riaffermato il legame storico della città con la Magna Grecia; Taranto, fondata dagli Spartani nell’VIII secolo a.C. con il nome di Taras, è ricordata come unica colonia spartana fuori dalla Grecia.