TOKYO, 19 agosto 2026 – A tre settimane dal violento terremoto che a fine luglio ha colpito la prefettura sudoccidentale di Kumamoto, la situazione resta critica: oltre tremila persone vivono ancora in strutture di emergenza o in abitazioni danneggiate.
Secondo l’emittente pubblica Nhk, nei 70 centri di evacuazione ufficiali sono ospitate 3.053 persone. Le autorità locali segnalano difficoltà a censire chi ha trovato riparo altrove, in auto o in case giudicate pericolanti, una complicazione che solleva timori sulla possibile mancanza di assistenza per chi non è nelle strutture ufficiali.
Il sisma, di magnitudo 7 — definito il livello più alto della scala sismica nipponica — ha fatto finora 39 vittime, includendo anche i decessi ritenuti collegati al disastro. I danni materiali sono ingenti: quasi 32.000 abitazioni sono state colpite, di cui 1.450 completamente distrutte.
Il governo della prefettura ha chiesto ai comuni di monitorare la condizione dei residenti per garantire supporto adeguato a chi non è nelle strutture ufficiali.
Resta inoltre critica la situazione idrica: circa 7.380 famiglie nelle città più colpite di Uki e Yatsushiro e nella cittadina di Hikawa sono ancora senza acqua corrente. Le autorità prevedono di ripristinare il servizio entro la fine di agosto.
Le operazioni di soccorso sono complicate anche dal caldo: le temperature superano i 30 gradi e le autorità si stanno impegnando per evitare ulteriori vittime legate al caldo, con particolare attenzione agli anziani e alle persone più vulnerabili.