Il costo delle materie prime agricole internazionali è tornato a salire, mentre l’Italia registra un’estate storicamente calda che aggrava il rischio per la produzione nazionale e l’inflazione alimentare.
Secondo la FAO il Food Price Index è arrivato a 133,3 punti in agosto, il livello più alto da novembre 2022, con un aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% su base annua. Rimane tuttavia inferiore del 16,8% rispetto al picco di marzo 2022.
Nel dettaglio, tutti i principali sottoindici della FAO sono cresciuti: i cereali hanno segnato un +2,2% mensile, con il grano in aumento del 2,6% su luglio e del 15% rispetto a un anno fa; il mais è salito del 2,5%, il sorgo del 3,9% e l’orzo del 2,6%. L’indice degli oli vegetali è aumentato dello 0,6% per il terzo mese consecutivo, al livello più alto dal giugno 2022. Lo zucchero ha registrato un balzo dell’11,9% in un solo mese. Anche latticini e carne sono aumentati, rispettivamente del 2,3% e dell’1%.
All’origine di questi rialzi la FAO indica una combinazione di condizioni meteorologiche avverse, prospettive produttive peggiori in alcune aree, problemi logistici e tensioni geopolitiche. In particolare, il caldo e la siccità hanno peggiorato le prospettive produttive in alcune aree europee; per il mais si è registrato un deterioramento delle aspettative di produzione nell’Unione europea a causa del prolungato caldo e della scarsità d’acqua, mentre per il grano le prospettive sono inferiori in alcune zone europee colpite da condizioni calde e secche.
Per l’Italia il quadro climatico è già drammatico: il CNR ha certificato che l’estate 2026 è stata la più calda della serie storica dal 1950, con una temperatura media estiva di 24,3 °C a due metri dal suolo. Agosto ha registrato una media di 25,6 °C, 3,5 °C sopra la media 1991-2020 e 5,2 °C sopra la climatologia 1951-1980, risultando il mese di agosto più caldo della serie, oltre i precedenti record del 2024 e del 2017. Il CNR sottolinea che le aree con le anomalie termiche maggiori comprendono una quota significativa di superfici coltivate e che in alcune zone si sono associate a periodi di siccità: “il settore primario è quindi quello più colpito.”
Il legame tra prezzo internazionale della materia prima e prezzi al consumo passa attraverso trasformazione, trasporto, energia, confezionamento e distribuzione: esiste un ritardo tra lo shock sui mercati e l’effetto sugli scaffali, ma il meccanismo è noto e può tradursi in una pressione al rialzo sui prezzi all’origine che si trasferisce lungo la filiera. Prodotti deperibili come frutta e ortaggi sono particolarmente vulnerabili perché non possono essere immagazzinati a lungo; per i cereali, invece, l’aumento dei costi si può propagare a mangimi, carne, latticini, farine e prodotti da forno.
Sull’altro fronte, i costi energetici contribuiscono già alla spinta inflazionistica. L’ISTAT segnala che ad agosto i prezzi degli energetici non regolamentati sono aumentati del 16,9% su base annua e quelli regolamentati del 18,8%, rendendo l’energia il principale motore dell’accelerazione dell’inflazione italiana. La Banca centrale europea ha richiamato l’attenzione sugli effetti degli shock dei raccolti sulla volatilità dei prezzi nell’area euro: uno studio citato dalla BCE indica che uno shock temporaneo alla produzione agricola in Francia ha provocato un aumento dei prezzi alimentari di circa il 13% e un incremento dell’inflazione alimentare superiore a due punti percentuali, con effetti prolungati oltre lo shock iniziale.
Anche la Commissione europea, nel suo Outlook agricolo di luglio, aveva avvertito che condizioni favorevoli per alcune colture possono convivere con rischi significativi per le colture primaverili ed estive nelle regioni esposte a caldo e carenza d’acqua. La BCE prevede che l’inflazione alimentare dell’Eurozona aumenterà nel breve periodo e potrebbe arrivare al 3,7% nel secondo trimestre del 2027, prima di tornare verso il 2%.
Per l’Italia la combinazione di prezzi internazionali in rialzo, estate record e costi energetici elevati crea uno scenario di pressione sulle filiere agricole e sui prezzi al consumo che si concretizzerà nei prossimi mesi, quando si esauriranno le disponibilità di alcuni raccolti estivi e si farà maggiore ricorso a prodotti da altre aree.