Haakon è salito al trono di Norvegia alla morte del padre, re Harald V, deceduto serenamente all’età di 89 anni. Il passaggio di sovranità è avvenuto automaticamente; il nuovo re presterà giuramento davanti al governo nel corso della giornata.
La successione arriva in un momento di forte attenzione mediatica sulla famiglia reale. Negli ultimi mesi sono emerse rivelazioni sui contatti della moglie con Jeffrey Epstein, mentre il figliastro di Haakon è stato condannato in primo grado per due casi di stupro. Sull’asse familiare pesano inoltre le vicende legate alla sorella, descritta come eccentrica, e al suo marito americano, che si è autoproclamato sciamano.
Quarantatré anni dopo la sua nascita — Haakon è nato il 20 luglio 1973 — il nuovo re incarna un’immagine pubblica sobria. Descritto come alto, con barba e aspetto maestoso, è noto per uno stile di vita misurato, in linea con la tendenza norvegese a evitare l’ostentazione. Sposato con Mette‑Marit, donna di origini non nobili e madre single, Haakon ha portato la sua attenzione su temi cari alla sua generazione: tutela dell’ambiente, contrasto al razzismo e lotta contro l’omofobia.
Dopo l’attentato contro la comunità gay di Oslo nel giugno 2022, il principe ha sottolineato l’importanza di proteggere i diritti civili, dichiarando: “È importante proteggere la nostra identità e fare in modo che la Norvegia sia un Paese in cui possiamo amare e stare con chiunque vogliamo”.
Formazione e carriera pubblica
Cresciuto frequentando asili nido e scuole statali, secondo la volontà dei genitori Harald e Sonja, Haakon ha svolto poi tre anni di servizio nella marina, impiegato soprattutto come ufficiale su un cacciatorpediniere. Ha proseguito gli studi all’estero: una laurea in scienze politiche all’Università della California a Berkeley e un master in politica internazionale alla London School of Economics.
La sfera privata resta sotto i riflettori anche per motivi di salute: la principessa Mette‑Marit è stata sottoposta con successo a un trapianto di polmoni, operazione annunciata a giugno 2026.
Il nuovo re eredita quindi non solo il titolo, ma anche la sfida di guidare un’istituzione sinora apprezzata per la sua modernità e sobrietà in un periodo segnato da scandali e tensioni familiari.