Il gip di Milano ha respinto la richiesta di affidamento ai domiciliari avanzata dalla difesa di Alessandro Chiani, il 19enne condannato lo scorso maggio a 20 anni per tentato omicidio e rapina in relazione all’accoltellamento di Davide Cavallo. La decisione conferma la permanenza in carcere del giovane, detenuto da dieci mesi.
Nell’ordinanza il giudice motiva il rifiuto ricordando che Chiani, pur avendo ammesso di aver sferrato la coltellata, non ha mostrato una reale assunzione di responsabilità. Il gip scrive che il ragazzo «si è limitato a chiedere genericamente scusa per le proprie azioni», espressione che ha contribuito a escludere un cambiamento genuino nel suo atteggiamento.
La difesa aveva sottolineato il percorso di giustizia riparativa appena avviato, il versamento di 30mila euro da parte della famiglia come risarcimento e l’effetto deterrente della detenzione. Per il giudice però questi elementi non sono sufficienti a modificare il quadro: Chiani è stato condannato a pagare una provvisionale di 500mila euro e la vittima continua ad affrontare spese mediche per le gravi conseguenze riportate.
Il gip evidenzia inoltre che l’aggressione non è stata un gesto improvviso dovuto alla concitazione del momento né è riconducibile a una condizione di marginalità sociale. Secondo il giudice, il 19enne avrebbe affrontato «conseguenze penali gravissime» pur di soddisfare un desiderio di auto‑affermazione agli occhi dei coetanei con cui aveva trascorso la serata in discoteca.
La vittima, lo studente 22enne Davide Cavallo, rimase gravemente ferita e ha rischiato l’invalidità. Durante il Meeting di Rimini ha raccontato i 56 giorni di coma e la lunga riabilitazione, e ha detto di non nutrire odio verso chi lo ha accoltellato: «Non odio chi mi ha accoltellato. Dovrei forse odiarlo, ma non ci riesco».