L’11 ottobre, in occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, le Nazioni Unite e le ONG internazionali rilanciano cifre e preoccupazioni sul fenomeno dei matrimoni precoci: oltre 12 milioni di bambine vengono costrette al matrimonio ogni anno e oggi sono circa 650 milioni le donne e ragazze in vita che hanno sposato prima dei 18 anni.
Secondo l’Onu, una ragazza su cinque nel mondo è stata data in sposa prima dei 18 anni. Ogni tre secondi si registra un matrimonio infantile. L’Unicef sottolinea che il fenomeno viola diritti fondamentali, limita l’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, e aumenta rischi per la salute fisica e mentale delle ragazze, tra cui isolamento, ansia e stress. L’organizzazione ricorda però che negli ultimi 25 anni investimenti mirati hanno evitato circa 68 milioni di matrimoni precoci.
In Italia l’Unicef promuove la campagna “Non restare in silenzio”, con un nuovo visual e iniziative volte a educare contro gli stereotipi di genere. Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia, ha sintetizzato l’approccio con poche parole essenziali: “La violenza si previene prima che accada”, invitando a lavorare su educazione affettiva e relazioni nelle scuole e nei contesti extrascolastici.
A lanciare un ulteriore allarme è Terre des Hommes nel dossier Indifesa 2026. Per la prima volta in quindici anni, osserva l’organizzazione, la condizione delle bambine e delle ragazze registra un peggioramento in quasi tutti gli indicatori monitorati. Nel 2025 oltre quattro milioni di ragazze sono state escluse dai programmi di prevenzione dei matrimoni precoci e fino a dodici milioni rischiano di perdere l’accesso ai servizi essenziali contro la violenza di genere.
A pesare, secondo Terre des Hommes, sono i tagli ai finanziamenti internazionali alla cooperazione. Il dossier segnala che entro la fine del 2026 gli aiuti esteri all’istruzione potrebbero diminuire di 3,2 miliardi di dollari rispetto al 2023, con il rischio di lasciare fuori dalla scuola circa sei milioni di bambini e ragazzi in più rispetto al 2024. I programmi specifici per l’istruzione femminile potrebbero subire una contrazione stimata del 28%.
Anche i servizi sanitari sono colpiti: quasi 1.400 strutture dedicate alla salute sessuale e riproduttiva risultano chiuse, lasciando nove milioni di persone senza accesso. Nel solo 2026, avverte il dossier, oltre 4,5 milioni di bambine e ragazze rischiano di subire mutilazioni genitali femminili.
Di fronte a questi dati, Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia, ha lanciato un monito netto: “Non considerare acquisito nessun diritto”, sottolineando che il peggioramento riflette scelte politiche e finanziarie che possono essere contrastate.
La Giornata internazionale delle bambine, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2011 e celebrata per la prima volta nel 2012, richiama uno degli obiettivi dell’Agenda 2030: raggiungere la parità di genere e garantire a tutte le ragazze opportunità e diritti. In Italia la campagna di Terre des Hommes ha trovato anche l’adesione della Serie A Women attraverso l’iniziativa di sensibilizzazione Facciamo cerchio #InDifesa.