Germania, Svizzera e Austria riaprono i trasferimenti: verso l’Italia circa 80mila richieste accumulate

Germania, Svizzera e Austria hanno avviato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, i richiedenti asilo per i quali, secondo il regolamento di Dublino, la responsabilità dell’esame della domanda resta italiana. Dietro alla decisione ci sono migliaia di istanze accumulate durante quasi quattro anni di sostanziale blocco.

La sospensione italiana dei trasferimenti ha preso avvio il 5 dicembre 2022: l’Unità Dublino del ministero dell’Interno comunicò allora agli altri Stati la necessità di fermare temporaneamente i trasferimenti a causa della mancanza di posti nel sistema di accoglienza. Da quel momento i rientri ordinari sono stati in gran parte sospesi, con solo alcune eccezioni legate all’unità familiare e alla tutela dei minori.

Il conto accumulato è significativo: tra il 5 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2025 sono state rivolte all’Italia circa 80.000 richieste di presa in carico da parte di altri Paesi europei. Prima della sospensione, nel quinquennio 2018-2022 risultarono trasferiti in Italia 17.605 dublinanti: 6.468 nel 2018, 5.987 nel 2019, 1.367 nel 2020, 1.468 nel 2021 e 2.315 nel 2022. Anni precedenti mostrano ulteriori flussi: 3.344 nel 2014, 2.963 nel 2015, 4.512 nel 2016 e 5.948 nel 2017.

La Germania è stata la prima a dichiarare l’intenzione di tornare ad applicare le regole sui trasferimenti verso Italia e Grecia, sostenendo che il funzionamento del regolamento di Dublino è necessario per il nuovo sistema europeo di asilo. Berlino aveva previsto la ripresa dei trasferimenti a partire dal 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

Anche la Svizzera ha annunciato il riavvio: secondo la Segreteria di Stato della migrazione sono già stati prenotati i primi voli e i trasferimenti riprenderanno dalla fine di agosto 2026. La portavoce Magdalena Baker ha spiegato che la ripresa sarà inizialmente limitata a casi isolati e avverrà gradualmente, in coordinamento con le autorità italiane. Nella giornata del 19 agosto 2026 le autorità austriache hanno comunicato di aver cominciato a espellere altri dublinanti verso l’Italia.

Il meccanismo di Dublino si basa su criteri diversi — tra cui legami familiari e documenti di soggiorno — ma per i Paesi di frontiera come l’Italia il criterio più rilevante è l’ingresso nel territorio dell’Unione: l’identificazione iniziale e la registrazione delle impronte in Eurodac permettono ad altri Stati di richiedere la presa in carico del richiedente. Non tutte le richieste sfociano però automaticamente in un trasferimento, per via di ricorsi, scadenze procedurali o irreperibilità del soggetto.

I dati Eurostat relativi al 2025 mostrano l’ampiezza del fenomeno: l’Italia è stata il Paese destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento, con 24.152 istanze, seguita dalla Germania con 16.519 e dalla Croazia con 12.358. Nel contempo la Germania è stata lo Stato che ha presentato il maggior numero di richieste ad altri Paesi, 35.933.

Il ripristino dei trasferimenti ha riaperto una tensione politica. Fonti del Viminale hanno sostenuto che le pendenze accumulate prima del 12 giugno 2026 dovrebbero essere considerate azzerate in base ad alcune intese con partner europei; la Germania invece ha ribadito la necessità di tornare ad applicare le regole comunitarie. Con la Svizzera la ripresa appare invece concordata e più graduale.

Dopo quasi quattro anni il flusso dei trasferimenti torna quindi a muoversi: dietro ai primi voli programmati e alle decisioni dei governi europei resta aperta la questione delle decine di migliaia di persone entrate in Europa via Italia e della disputa su quale Paese debba farsi carico della loro richiesta di protezione.

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