L’ex comandante del RIS che diresse le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi ha respinto con fermezza ogni addebito di occultamento o manipolazione di prove. La dichiarazione è arrivata durante un’intervista a Domenica In andata in onda su Rai1 il 5 ottobre 2026.
Garofano ha precisato che la Procura di Pavia aveva soltanto rilevato l’assenza, negli atti del 2007, di copie di alcune analisi con esito negativo, senza mai parlare di omissioni o falsificazioni da parte degli investigatori.
L’ex militare ha definito la vicenda “un grande equivoco” e ha contestato quella che ha descritto come una speculazione mediatica volta a screditare il lavoro del RIS e a promuovere la narrazione di un errore giudiziario finalizzato a scagionare Alberto Stasi, già condannato in via definitiva dopo cinque processi.
Sui risultati del Dna rilevato sui pedali della bicicletta di Stasi, Garofano ha ribadito che il 19 settembre 2007 furono effettuate tre analisi e che le ultime due identificarono in modo chiaro e definito il profilo genetico di Chiara Poggi, verosimilmente riconducibile a sangue, sui pedali.
Riguardo a due analisi successive, risultate negative il 20 settembre 2007, Garofano ha spiegato che quegli esami non rilevarono alcun segnale di Dna. Ha proposto un paragone medico per chiarire il concetto: un esame che non rileva segnale è da considerarsi nullo e non invalida “la precedente positività del DNA”.
Garofano è tornato così sulle valutazioni tecniche e sulle letture degli esiti analitici che hanno segnato le prime fasi investigative del caso Poggi.