Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, respinge le accuse e contesta alcuni indizi emersi nell’inchiesta della Procura di Pavia. Intervenuto in televisione, Sempio ha ribadito che “l’impronta 33 non è mia” e ha negato di aver avuto relazioni con la vittima o di essere ossessionato da lei.
L’indagato ha inoltre detto di non aver mai avuto il numero di telefono di Chiara Poggi, di non aver mai visto né copiato presunti filmati intimi e di aver sempre calzato scarpe numero 44. Sempio ha sottolineato che le tre chiamate registrate a casa Poggi, richiamate dalla procura come elemento, sommavano a poco meno di 30 secondi e per lui non configurano uno stalking.
Sempio ha commentato anche l’orma della mano destra rinvenuta sulle scale della cantina: a suo avviso la cosiddetta “33” non è attribuibile a lui e, ha aggiunto, “non è attribuibile a nessuno in generale”. Ha spiegato che si tratta di un’impronta su un muro dove erano presenti altre tracce, che potrebbero derivare da chi scendeva la scala.
Sulla perizia, i pm si sono avvalsi di una consulenza del Racis che non esclude la presenza di sangue sull’impronta; tuttavia, ha ricordato la procura, ai tempi dei primi esami non era stato rilevato sangue. Per il pubblico ministero, ha detto il procuratore, la questione è chiara: la traccia c’era ed è stata analizzata, ma non è risultata insanguinata.
Nel frattempo la difesa di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio, ha annunciato nuovi elementi a sostegno della richiesta di revisione del processo. Giada Boccellari, avvocato di Stasi, ha riferito a La7 che la difesa dispone di ulteriori elementi e che “uno dei quali farà particolare scalpore”, precisando che non si tratta di una prova documentale e che almeno uno di questi non riguarda le indagini del 2007. Boccellari ha collegato questa dichiarazione alla recente rivelazione di due esami negativi, dopo un primo test positivo, nel Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi nel 2007.
Dopo la chiusura dell’indagine su Sempio, la Procura di Pavia ha trasmesso il fascicolo alla Procura Generale di Milano per valutare un’eventuale richiesta di revisione della sentenza su Stasi. La procuratrice Francesca Nanni e la sua vice Lucilla Tontodonati stanno esaminando gli atti e non hanno ancora preso una decisione; i tempi per una determinazione non saranno brevi.