Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, ha descritto a Porta a Porta il peso della vicenda sulla sua vita quotidiana: «Non vivo più», ha detto, spiegando di trascorrere le giornate tra l’avvocato, la camera di casa o trasferte per incontri con consulenti.
Sempio ha raccontato l’assedio mediatico intorno alla sua abitazione, dove giornalisti sono «fissi lì tutto il giorno», e la paura che vive la sua famiglia. Ha definito particolarmente difficile l’episodio della recente ospedalizzazione della madre.
Sui profili tecnici delle nuove indagini, Sempio ha parlato dell’impronta numero 33, sostenendo che «non è attribuibile né a me né a nessun altro» e che si trova su un muro in un punto dove sono presenti impronte di più persone. Ha poi precisato che le scarpe di cui ha memoria e che conserva in casa sono tutte di misura 44 e che una prova fatta con una 42 non gli calzava.
Quanto al Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, Sempio ha richiamato la perizia Albani, secondo cui la traccia non sarebbe solida: mista, degradata e non replicata, con risultati diversi a ogni analisi. Per lui, sul dossier Dna «il discorso ormai sia risolto».
Ha inoltre commentato l’indagine che coinvolge suo padre Giuseppe, l’avvocato Federico Soldani e l’ex carabiniere Silvio Sapone, ipotizzando una corruzione finalizzata all’archiviazione a suo favore nel 2017. Sempio ha detto che la famiglia era preparata a un’indagine su questo fronte e che il coinvolgimento del padre è vissuto con sofferenza, anche se «meno pesante» rispetto alla sua situazione.