La richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, avanzata ieri, ha riportato al centro della vicenda di Garlasco la ricostruzione cronologica contenuta negli atti del 2014. Quegli elementi ricostruiscono, minuto per minuto, quanto avvenne la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli dove fu uccisa Chiara Poggi.
Secondo la timeline, la giovane di 26 anni aprì la porta al visitatore senza riuscire a reagire. Venne colpita a pochi passi dall’ingresso, batté la testa, le mani si contrassero e strisciarono sul pavimento; dopo un altro colpo l’assassino la sollevò con entrambe le mani — la vittima pesava meno di 50 chili — e la scaraventò giù per la scala che porta in cantina.
Il corpo si fermò con la testa sul nono gradino della scala, una scala ripida, senza corrimano, composta da 13 gradini e con due curve. Le carte segnalano che l’assassino non scese neppure un gradino: la suola del suo calzare insanguinata si fermò sulla soglia dove le mattonelle in cotto lasciano il posto al marmo dei primi scalini.
Gli investigatori hanno individuato un’impronta di scarpa a pallini, taglia numero 42, considerata il “biglietto da visita” del killer. La perizia più recente ne ha confermato le caratteristiche. Nella maglia rosa indossata dalla vittima, all’altezza della spalla sinistra, sono state rilevate quattro tracce dei polpastrelli insanguinati dell’aggressore; nella parte anteriore della stessa maglia è presente un frammento di impronta palmare. Le tracce non furono analizzate in dettaglio nella fase iniziale perché la maglia arrivò al medico legale già impregnata di sangue dopo che il corpo era stato girato.
Dalle carte emerge anche che l’assassino si recò in bagno per lavarsi le mani: mancavano alcuni asciugamani dalla casa e sul dispenser del sapone rimasero due impronte digitali riconducibili ad Alberto Stasi. La Corte riconobbe che l’oggetto sul quale si trovano quelle impronte fu toccato per ultimo dall’assassino.
Negli atti si fa menzione di sei impronte finora ignote sul muro vicino alla vittima e dell’impronta denominata n.33, una delle 60 identificate dai Carabinieri del Ris nel 2007. Dal nuovo esame tecnico della Procura di Pavia risulterebbe, nella casa dell’indagato Andrea Sempio, la presenza di un’unica impronta della mano destra sulla parete delle scale che conducono in cantina — gradini che, secondo la ricostruzione, l’assassino non avrebbe calpestato.
Questi elementi, raccolti attraverso rilievi in campo e analisi di laboratorio nei giorni successivi al delitto, furono alla base della condanna a 16 anni inflitta all’allora fidanzato della vittima, Alberto Stasi. Ora la stessa documentazione viene riletta alla luce della nuova indagine per verificare se e come Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, possa essere collocato sulla scena del crimine.
La madre di Stasi, Elisabetta, si è detta disponibile a incontrare la mamma di Chiara Poggi e continua a sostenere l’innocenza del figlio.