Frana al confine Nepal-Cina: almeno 95 morti e quasi 400 dispersi, vaste inondazioni e danni alle infrastrutture

Una frana innescata da un terremoto ha causato una violenta inondazione al confine tra Nepal e Cina, provocando almeno 95 morti e lasciando quasi 400 persone disperse nel distretto di Rasuwa. Lo smottamento avrebbe ostruito il corso del fiume Bhote Koshie, scatenando l’ondata di acqua e fango che ha travolto vallate e insediamenti.

Video diffusi dalle autorità mostrano masse d’acqua e fango che hanno investito strade, ponti e abitazioni. I soccorritori segnalano numerose aree al momento inaccessibili; le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso con il coinvolgimento di forze locali, elicotteri e l’esercito nepalese.

Tra i dispersi figurano numerosi cittadini stranieri presenti per pellegrinaggi verso il monte Kailash e il lago Mansarovar: 133 indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi, 19 malesi, sette ucraini, sei singaporiani e sei sudafricani. La lista include inoltre cittadini di Giappone (5), Nuova Zelanda (5), Germania (4), Francia (3), Irlanda (2), Paesi Bassi (2), Russia (2), Spagna (2) e altri da Bielorussia, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Portogallo e Filippine.

Secondo l’Istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs) il sisma che avrebbe innescato la frana è stato di magnitudo 4,4, con epicentro a circa 77 chilometri a nord-ovest di Kodari e a una profondità di 10 chilometri. Le autorità locali hanno riportato che il terremoto è avvenuto alle 8.37 locali (le 3.52 in Italia).

Le zone maggiormente colpite comprendono Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi, Rasuwa e la valle del Bhote Koshi; nelle prossime ore è prevista la piena nelle aree a valle del fiume Trishuli. Kathmandu non risulta interessata dall’alluvione.

I danni alle infrastrutture sono estesi: strade e ponti distrutti, abitazioni rase al suolo e una perdita stimata di circa 430 megawatt di capacità produttiva, fra impianti idroelettrici e solari. La produzione, trasmissione e distribuzione di energia sono state compromesse, con interruzioni nella fornitura elettrica e chiusure di diverse arterie stradali.

Sulla sponda cinese l’emittente CCTV ha riferito di vittime e dispersi nel posto doganale di Gyirong, mentre il presidente Xi Jinping ha sollecitato operazioni di soccorso “a tutto campo”, ordinando priorità alla ricerca dei dispersi, alle cure per i feriti e alla riduzione delle vittime. Le autorità tibetane hanno avvertito che le strade della zona restano a rischio di frane.

L’International Rescue Team (IRT), organizzazione con personale italiano e svizzero, sta monitorando l’emergenza ed è in stretto contatto con partner nepalesi: i soccorritori segnalano gravi danni a villaggi e infrastrutture e operazioni di evacuazione in corso. L’esercito nepalese ha dispiegato elicotteri e squadre di soccorso nella zona.

La Farnesina ha attivato verifiche sull’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani, segnalando la presenza di circa 90 connazionali nell’area; due italiani sono stati evacuati illesi dal versante nepalese del Tibet e si trovavano insieme a un gruppo di escursionisti russi. Per emergenze la Farnesina ha indicato i numeri: Unità di crisi +39-06-36225, Consolato generale d’Italia a Calcutta +91-33-24792426 e Ambasciata d’Italia a Pechino (emergenza) +86-139-01032957.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso cordoglio per le comunità colpite e annunciato l’attivazione del programma Copernicus per mappare le aree danneggiate e supportare la risposta sul campo, sottolineando la disponibilità dell’Unione a fornire ulteriore assistenza.

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