Il governo sta valutando l’istituzione di un “fondo previdenziale alla nascita”: una posizione individuale aperta allo stato per ogni neonato, finanziata inizialmente con un piccolo contributo pubblico e destinata a restare investita per oltre sessant’anni.
L’ipotesi è stata presentata dalla ministra del Lavoro Marina Calderone e fa parte delle opzioni al vaglio in vista della prossima manovra. Calderone, parlando con il Corriere della Sera il 23 agosto, ha definito l’idea “una proposta utile e opportuna, sulla quale stiamo lavorando”. L’obiettivo dichiarato è fornire ai giovani una seconda pensione integrativa, in aggiunta all’assegno dell’Inps.
La proposta nasce dalla constatazione di carriere più discontinue, salari più bassi e di un sistema contributivo che rischia di ridurre gli assegni delle generazioni più giovani. Il meccanismo prevede l’apertura di una posizione per ogni nuovo nato, alimentata all’inizio dallo Stato e successivamente, su base volontaria, dalla famiglia e — una volta raggiunta l’età adulta — dallo stesso beneficiario.
Le simulazioni evidenziano l’effetto dell’interesse composto. Se una famiglia versasse 10 euro al mese dalla nascita fino ai 18 anni e poi lasciasse il capitale investito fino ai 67 anni, i risultati indicativi sarebbero: circa 12.000 euro con un rendimento medio annuo del 3%; 38.000 euro con un rendimento del 5%; 116.000 euro con un rendimento del 7%. Con versamenti mensili più alti, il capitale teorico cresce proporzionalmente: con 20 euro al mese si arriverebbe a circa 24.000, 75.000 e 232.000 euro nei tre scenari; con 50 euro mensili il montante nominale supererebbe mezzo milione di euro. Va però ricordato l’impatto dell’inflazione: assumendo un tasso medio annuo del 2% per 67 anni, il valore nominale di 115.878 euro corrisponderebbe a circa 31.000 euro in termini reali odierni.
Il confronto con la Germania è esplicito. Berlino ha approvato il 12 agosto il disegno di legge sulla Frühstartrente: lo Stato versa 10 euro al mese per ciascun bambino dai 6 ai 18 anni in un conto individuale investito sui mercati finanziari, per un totale di 1.440 euro di contributi pubblici. Il ministero delle Finanze tedesco stima che, ipotizzando un rendimento medio del 7% annuo, quei versamenti potrebbero valere circa 2.200 euro a 18 anni e 53.000 euro a 65 anni, senza ulteriori apporti. Se i genitori aggiungessero altri 10 euro al mese fino alla maggiore età, il capitale potrebbe avvicinarsi ai 107.000 euro. Il governo tedesco avverte che il 7% è un rendimento medio storico ipotetico di investimenti azionari globalmente diversificati, al netto dei costi, e che le proiezioni non considerano l’inflazione.
Sul modello gestionale esistono differenze tra i due Paesi. In Germania la scelta ricade sul privato: i genitori possono optare per un prodotto previdenziale certificato; in assenza di scelta il capitale viene comunque investito collettivamente sotto la supervisione della Bundesbank. Per il nostro paese la ministra Calderone immagina una soluzione più pubblica: la vigilanza sarebbe affidata alla Covip e l’Inps potrebbe occuparsi di gestione, monitoraggio e rendicontazione, con il ministero del Lavoro e quello dell’Economia in ruoli di indirizzo e controllo. Non è esclusa la partecipazione di operatori privati, con la gestione finanziaria eventualmente affidata tramite gara a soggetti specializzati.
La proposta del fondo “alla nascita” si inserisce nel più ampio riorientamento verso la previdenza integrativa avviato in Italia. Dal 1° luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole per la previdenza complementare dei dipendenti privati: chi viene assunto per la prima volta ha 60 giorni per scegliere se aderire a un fondo pensione o mantenere il Tfr presso il datore di lavoro; in caso di inerzia scatta l’adesione automatica al fondo previsto dal contratto collettivo. Il fondo dalla nascita rappresenterebbe il passo successivo, anticipando di decenni l’accumulazione di una pensione integrativa rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro.