Escalation nel Golfo: quattro petroliere in fiamme a Hormuz, Houthi rivendicano sei attacchi contro l’Arabia Saudita

Le forze armate iraniane hanno reso noto che, ieri sera, quattro petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine nello Stretto di Hormuz. L’area è uno dei principali snodi globali per il traffico petrolifero e Washington sostiene di averla in gran parte sminata.

L’agenzia marittima britannica Ukmto ha ricevuto la segnalazione di una nave in fiamme nello stesso stretto, vicino all’Oman, e ha riferito separatamente che una petroliera è stata colpita da un “proiettile di origine sconosciuta”, senza fornire dettagli su feriti o sulle imbarcazioni coinvolte. Al momento non è possibile stabilire se si tratti di due delle quattro navi citate dall’Iran.

Nelle stesse ore le forze Houthi, sostenute dall’Iran, hanno rivendicato sei attacchi contro aeroporti e impianti petroliferi in Arabia Saudita. Il portavoce Yahya Saree ha indicato come obiettivi infrastrutture commerciali e militari dislocate lungo coste orientali e occidentali, a Riad e nella regione di Najran. Tra gli obiettivi menzionati dagli Houthi figurano la raffineria di Ras Tanura, l’impianto Aramco di Abqaiq, l’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad, l’aeroporto King Fahd di Dammam, la raffineria di Rabigh e il quartier generale delle truppe nella regione di Najran. L’Arabia Saudita non ha ancora confermato nel dettaglio queste affermazioni.

La coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita ha inoltre annunciato di avere intercettato e distrutto un drone lanciato dai ribelli nella regione della Mecca. La protezione civile saudita ha riferito che schegge derivanti dall’intercettazione di due missili hanno ferito un cittadino a Riad e hanno provocato danni a un’abitazione e a un veicolo.

Sul fronte diplomatico, Reuters riferisce che mediatori del Qatar sono tornati oggi a Teheran per proseguire i colloqui volti a favorire un accordo tra Stati Uniti e Iran, con coordinamento dichiarato con Washington.

A seguito dei recenti sviluppi, Mohammad Mokhber, consigliere della guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha rivolto un avvertimento all’Europa scrivendo su X che «chi semina vento raccoglie tempesta», sostenendo che il sostegno europeo agli Usa contro l’Iran ha già provocato crisi economiche e sociali nei Paesi europei.

Negli Stati Uniti, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato a Cnbc che l’operazione definita “Economic Outcast” sta complicando i trasferimenti di fondi del regime iraniano e la capacità del Corpo delle Guardie della Rivoluzione di retribuire le proprie truppe, limitando secondo lui la possibilità di finanziare gruppi come Houthi, Hamas e Hezbollah. Il vicepresidente JD Vance, intervenuto a un incontro a Fort Worth, ha affermato che il presidente Donald Trump non permetterà che il conflitto con l’Iran si trasformi in una “guerra senza fine”. Intanto il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, ha incontrato il presidente Trump alla Casa Bianca per aggiornare sulle opzioni militari contro l’Iran.

La situazione politica in Israele resta fluida: la Commissione elettorale centrale ha confermato il risultato del voto, con il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu a 53 seggi, la coalizione di Gadi Eisenkot a 48 e le liste arabe complessivamente a 19 seggi. Nessuno degli schieramenti ha raggiunto la maggioranza assoluta di 61 seggi. Dean Livne, direttore della Commissione, ha precisato che l’inchiesta dello Shin Bet su sospette interferenze straniere non influirà sui risultati elettorali. Il premier Netanyahu ha intanto escluso accordi di governo con le liste arabe, mentre il presidente palestinese Mahmoud Abbas, parlando a Cipro con il presidente Nikos Christodoulides, ha auspicato che la formazione di un nuovo governo israeliano possa rilanciare il processo di pace.

In Gaza il Ministero della Salute ha riferito che nelle ultime 24 ore sei palestinesi sono stati uccisi e 38 feriti negli attacchi israeliani. Dal cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025 il ministero conta almeno 1.574 morti e 5.687 feriti; il bilancio totale della guerra iniziata il 7 ottobre 2023 è, secondo il ministero, di 74.570 morti e 175.808 feriti.

Infine, la Farnesina ha reso noto di essersi attivata per ottenere informazioni sul fermo di cinque attivisti italiani nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye, in Cisgiordania, dove si trovavano vicino a contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. I cinque risultano al momento in stato di fermo presso una stazione di polizia; ambasciata e consolato hanno chiesto chiarimenti e assistenza consolare alle autorità israeliane.

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