Emergenza incendi in Europa: fumi sui Paesi vicini, vittima in Serbia e peggiora il bilancio in Aragona

In diverse regioni d’Europa si registra un’allerta per vasti incendi boschivi che hanno causato danni estesi, dispersione di fumo su aree transfrontaliere e vittime sul terreno.

In Belgio i roghi nelle Hautes Fagnes hanno innalzato le concentrazioni di particelle fini fino a valori particolarmente elevati in alcune stazioni di monitoraggio in Germania. Secondo l’Agenzia federale dell’ambiente, da sabato scorso alcune centraline hanno registrato picchi di polveri sottili. Le prime zone interessate sono state il sud-ovest della Renania Settentrionale-Vestfalia e la parte occidentale della Renania-Palatinato, vicino al confine belga.

Con la variazione dei venti, segnalazioni di odore di bruciato sono arrivate anche dal Saarland; fumo e odore d’incendio sono stati riportati a Colonia e in città più distanti come Francoforte sul Meno, dove le autorità hanno diffuso un avviso per riduzione della visibilità collegata ai roghi. Le condizioni meteorologiche hanno trasportato il fumo su lunghe distanze, ma le autorità hanno precisato che “in base alle conoscenze attuali non sussiste alcun pericolo per la salute della popolazione”.

In Serbia la situazione rimane grave: i media, con Rts in testa, riferiscono di 45 fronti di fuoco aperti. C’è la prima vittima accertata, un uomo morto a Smederevo, sul Danubio a est di Belgrado. La situazione più critica è nella zona di Deliblatska Peščara, dove oltre 3.500 ettari di bosco e bassa vegetazione sono stati interessati dalle fiamme su terreno impervio e roccioso.

Il Dipartimento per le Situazioni di Emergenza ha reso noto di aver effettuato finora 201 interventi, di cui 146 per incendi all’aperto, nonostante una pioggia leggera avvenuta la scorsa notte. Alle operazioni hanno partecipato oltre 330 membri di vari servizi d’emergenza.

Gli incendi boschivi in Serbia erano iniziati in forma limitata tra fine luglio e i primi di agosto, ma negli ultimi giorni hanno preso forza, sostenuti dal vento e dalle alte temperature in alcune zone.

In Spagna la situazione mostra segni di miglioramento in alcune aree dopo più di una settimana di emergenza, ma resta alta l’allerta. A Las Peñas de Riglos, nella provincia di Huesca, in Aragona, il fronte è per lo più stabilizzato, mentre non è ancora del tutto sotto controllo il tratto a sud-ovest verso il Monte Oroel, ha riferito il governo aragonese. Il bilancio della zona supera i 17.500 ettari bruciati; 1.046 persone di 19 località restano evacuate.

Le autorità stanno predisponendo il rientro graduale degli sfollati dopo verifiche sui servizi essenziali. Sul terreno operano oltre mille effettivi tra vigili del fuoco, agenti forestali, militari dell’Unità di emergenze dell’esercito (Ume) e squadre della protezione civile, supportati da 40 mezzi aerei e da rinforzi provenienti da altre regioni spagnole e dalla Francia tramite il Meccanismo europeo di protezione civile. L’emergenza in Aragona è stata segnata dalla morte di un militare dell’Ume, deceduto domenica in un incidente stradale mentre partecipava alle operazioni di spegnimento.

Nella regione meridionale dell’Andalusia l’incendio di Niebla, in provincia di Huelva, è stato stabilizzato; ha bruciato circa 38.000 ettari di vegetazione. Il bilancio nazionale segna oltre 226.000 ettari bruciati in Spagna dall’inizio dell’anno, un aumento del 38,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo il ministero della Transizione ecologica, aggiornato all’11 agosto.

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