Una coppia e i loro otto figli vivono da dieci anni in un bilocale di 45 metri quadrati in via Recoaro 4, nel quartiere Lorenteggio a Milano. La situazione è al centro di un confronto tra azienda che gestisce gli alloggi popolari e amministrazione comunale.
La famiglia, composta da due genitori e otto bambini — il più grande ha nove anni, il più piccolo otto mesi — si è trasferita nell’appartamento nel 2016 dopo che Marcello Di Meo era intervenuto per assistere l’anziano che lo occupava. Alla morte dell’inquilino originario la coppia è rimasta nell’alloggio senza un titolo che ne legittimasse la permanenza.
Il 30 luglio Aler ha inviato alla famiglia una raccomandata con intimazione a lasciare l’appartamento entro quindici giorni. Quel termine è ormai scaduto, ma lo sgombero non è scattato automaticamente: l’azienda ha comunicato che prima andrà valutata la situazione con le altre istituzioni competenti, per considerare le conseguenze dell’allontanamento sui minori.
I genitori dichiarano di aver presentato per cinque volte domanda per un alloggio popolare senza successo. Tuttavia la condizione di occupazione abusiva è un ostacolo normativo: chi occupa senza titolo non può entrare in graduatoria fino a cinque anni dopo la cessazione dell’occupazione e solo a condizione che siano estinti eventuali debiti per danni provocati durante l’occupazione o lo sgombero.
Alan Rizzi, presidente di Aler Milano, ha difeso la posizione dell’azienda richiamando il rispetto delle norme e la necessità di tutelare le graduatorie: secondo Rizzi, ogni anno presentano domanda e attendono un alloggio circa 16 mila persone. Dal Comune, invece, l’assessore al Welfare Lamberto Bertolé ha sottolineato la necessità di coordinare gli interventi davanti a nuclei familiari vulnerabili e ha indicato come elemento critico le modifiche regionali del 2025, che a suo avviso avrebbero ristretto gli spazi di azione per gli enti locali nel rispondere alle emergenze abitative.
La vicenda prosegue quindi tra la ricerca di una soluzione alternativa per la famiglia e il rispetto delle disposizioni che regolano l’assegnazione degli alloggi popolari.