Sono trascorsi dieci anni dal terremoto che ha devastato parte del Centro Italia, lasciando un bilancio drammatico e comunità ancora segnate dalla tragedia. I numeri ufficiali parlano di 299 vittime e di oltre 40.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case.
Tra i centri più colpiti restano Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, dove la ferita del sisma non si è ancora rimarginata. Le immagini e i ricordi di quella notte continuano a pesare sulle popolazioni locali.
Nel giorno dell’anniversario sono arrivate richieste e appelli dalle istituzioni. Il presidente della Repubblica ha sollecitato di “ultimare la ricostruzione”, mentre il presidente del Consiglio ha chiesto di “acceleriamo” nelle operazioni ancora in corso.
Anche il Papa, durante l’Angelus, ha ricordato la necessità di “sostenere la ricostruzione” a dieci anni dal sisma di Amatrice.
Tra le testimonianze di chi ha perso persone care, una famiglia ha affidato al ricordo il suo dolore. Mario Sanna ha dichiarato: “Mio figlio Filippo morto ad Amatrice perché lo Stato non ha vigilato”, esprimendo la sofferenza e il risentimento di chi ha pagato il prezzo più alto.
A distanza di un decennio il territorio conserva le tracce del sisma: il ricordo delle vittime e il tema della ricostruzione rimangono centrali nel dibattito pubblico e nelle aspettative delle comunità coinvolte.