Il Consiglio dei ministri ha approvato il 20 ottobre 2026 un decreto legge che rafforza la risposta dello Stato ai disordini urbani e al fenomeno della criminalità minorile. Il provvedimento introduce strumenti repressivi e misure organizzative, compreso l’invio di un contingente militare aggiuntivo a Milano.
Tra le misure di carattere territoriale figura l’invio di 500 militari a Milano per potenziare il presidio statale nel capoluogo lombardo. Nel testo finale sono state stralciate le norme che avrebbero attribuito specifici poteri di polizia giudiziaria ai soldati, dopo interlocuzioni con il Quirinale: il contingente avrà quindi compiti di supporto operativo e di vigilanza.
Sul piano penale il decreto istituisce l’arresto in flagranza differita, che consente alle forze dell’ordine di procedere all’identificazione e all’arresto dei responsabili di violenze e danneggiamenti anche successivamente agli scontri, avvalendosi di documentazione video, fotografica o di sistemi di videosorveglianza.
Viene inoltre introdotto il nuovo reato di “partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche”, pensato per colpire chi trasforma una protesta in azione di guerriglia urbana. Il pacchetto prevede anche aggravanti più pesanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità commessi nel corso delle proteste, con aumenti delle pene previste.
Una parte rilevante del decreto riguarda i minorenni. La norma parlamentare sulla presunzione di capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni — che inverte l’onere della prova finora a carico dello Stato — diventa operativa immediatamente grazie al decreto. È prevista inoltre l’estensione del fermo preventivo, finora riservato ai maggiorenni, anche ai minorenni coinvolti in gravi episodi di violenza e disordini; una misura che era stata studiata in un disegno di legge ma che ora entra in vigore con il provvedimento d’urgenza.
Il governo presenta il testo come una risposta ai recenti gravi episodi di violenza e ai saccheggi avvenuti in diverse città italiane, puntando su sanzioni più aspre, prevenzione e potenziamento del presidio territoriale. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non ha partecipato alla conferenza stampa successiva alla riunione del Consiglio dei ministri, ma ha rilanciato le sue dichiarazioni sui canali social, soffermandosi in particolare sulle disposizioni rivolte ai minorenni.