Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto sicurezza che ha riacceso un acceso scontro politico tra forze di maggioranza e opposizione. Al centro del dibattito restano le misure d’urgenza pensate per contrastare i recenti disordini urbani e la gestione dell’ordine pubblico.
Tra le norme approvate figurano l’estensione del fermo preventivo ai minori, l’istituzione dell’arresto differito, l’introduzione del reato di partecipazione violenta con pene fino a cinque anni e l’invio di 500 militari a Milano. Il provvedimento prevede inoltre strumenti per chiamare in causa la responsabilità patrimoniale dei genitori di minori coinvolti in reati.
I rappresentanti della maggioranza hanno rivendicato l’intervento come risposta necessaria alla criminalità di piazza. Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, e Lucio Malan, capogruppo al Senato, hanno sottolineato che il decreto introduce strumenti concreti per affrontare la delinquenza giovanile. Il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha definito il provvedimento come “una risposta forte a chi pensa di mettere a ferro e fuoco le nostre città”. Anche i sottosegretari Nicola Molteni e Andrea Ostellari hanno celebrato l’approvazione, indicando nella linea del rigore la scelta politica sostenuta dalla Lega.
Le opposizioni hanno replicato duramente, bocciando il decreto come strumento propagandistico e inefficace nel risolvere problemi strutturali. Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, ha criticato la scelta dell’esecutivo di puntare su interventi punitivi anziché sulle cause profonde del disagio. Il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, e il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, hanno contestato l’incremento delle fattispecie di reato senza un reale potenziamento degli organici delle forze dell’ordine.
Beatrice Lorenzin, senatrice del Pd, ha accusato il governo di riproporre annunci tardivi e di strumentalizzare le divise senza assicurare risorse e personale adeguati; ha inoltre richiamato l’attenzione sulle tensioni economiche che attraversano il Paese, sostenendo che la sicurezza comprende anche la possibilità di mantenere aperte le imprese e arrivare alla fine del mese. Lorenzin ha invocato al posto del nuovo decreto uno strumento alternativo definito come “decreto concretezza”.
Nel confronto pubblico è intervenuto anche Romano Prodi, che pur condannando i disordini si è detto allibito dalle manifestazioni senza bandiere votate alla violenza. L’ex premier ha osservato come la reiterazione di provvedimenti repressivi non abbia finora risolto il problema e ha richiamato l’urgenza di comprendere le cause profonde del disagio sociale.