I segnali di apertura tra Teheran e Washington hanno prodotto un effetto immediato sui mercati: i prezzi del petrolio sono crollati dopo la notizia di possibili colloqui di pace.
Secondo la corrispondenza da Istanbul, la Guida Suprema Khamenei avrebbe concesso al governo iraniano maggiori poteri per condurre i negoziati. La decisione è stata presentata come una mano tesa verso Washington e ha spianato la strada a riprese dei contatti.
Nei giorni scorsi, medici iraniani hanno riferito di aver udito esplosioni sull’isola di Kashmir. Le fonti parlano di raid americani limitati che, sempre secondo i resoconti, non hanno riaperto il conflitto in maniera estesa.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sottolineato che la ripresa della guerra non gioverebbe a nessuno. Per evitare nuovi attacchi, Teheran ha proposto la riapertura dello Stretto di Hormuz a condizione che Washington accetti tutte le sue richieste.
Toni più duri sono arrivati dal presidente del Parlamento Ghalibaf, che ha avvertito che i Pasdaran sono pronti a rispondere duramente a qualsiasi nuovo attacco.
Nel frattempo, riprendono anche i colloqui su altri fronti internazionali, compresi temi legati a una tregua nel Mar Nero e alla fornitura di elettricità. A margine delle trattative è stato segnalato l’annuncio di nuovi fondi tedeschi per difesa ed energia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha però frenato l’ottimismo, osservando che «Mosca risponde con le bombe».
04/11/2026 — Anna Mazzone, corrispondente da Istanbul