Komyshuvakha — Una scuola usata come centro di distribuzione di aiuti è stata colpita da almeno nove bombe plananti nell’arco della giornata, lasciando crateri e macerie e i corpi delle persone che erano in fila per ricevere rifornimenti.
Lo riporta l’inviata Emma Farnè, che sul posto descrive una città quasi rasa al suolo: le strade sono a pezzi, automobili distrutte dai droni e sulla via d’accesso «solo robot», ha osservato. Durante la sosta un drone è sorvolato il convoglio, costringendo il personale a nascondersi sotto i rami.
Il sindaco definisce l’episodio «una tragedia» e parla di una strage. Secondo quanto riferito, sul centro di distribuzione è visibile un cratere provocato dalle esplosioni: il rifugio è ora ritenuto troppo pericoloso e all’interno sono presenti soltanto militari e vigili del fuoco, impegnati nelle ricerche tra le macerie.
Il primo ordigno, ha spiegato il sindaco, sarebbe stato di bassa potenza e avrebbe avuto lo scopo di far radunare la gente nel rifugio; in seguito il luogo sarebbe stato colpito deliberatamente da altre bombe. Sotto la struttura si trovavano almeno 100 persone, tra civili, operatori umanitari e medici. Sei soccorritori sono morti per le esplosioni successive al primo ordigno.
Testimoni e operatori hanno descritto l’arrivo delle bombe plananti e la fuga precipitosa dal luogo degli aiuti. L’attacco è avvenuto a poche ore dall’entrata in vigore di una tregua.
La situazione sul posto resta gravissima: macerie, crateri e operazioni di soccorso limitate per il rischio di ulteriori ordigni.